Licenziamento economico dopo la riforma del lavoro

4 aprile 2012 11:200 commenti

Al termine del vertice concluso nella tarda serata di ieri il premier Mario Monti ha affermato che tutti i nodi sull’articolo 18 e sulla riforma del lavoro sono stati sciolti. Nel corso della mattinata il testo della riforma verrà perfezionato dal Ministro del Welfare Elsa Fornero, in modo da renderlo più vicino a quanto richiesto dal Pd, ovvero prevedendo meno vincoli per i contratti flessibili e l’applicazione del modello tedesco per l’articolo 18.

COME RECEDERE DA UN CONTRATTO DI LAVORO


In altre parole, dunque, per quanto riguarda quest’ultimo punto, a seguito di tale riforma in caso di licenziamenti economici sarà il giudice a decidere, prevedendo eventualmente anche il reintegro del lavoratore sul posto di lavoro. A fronte di quanto previsto dalla nuova normativa, dunque, in caso di licenziamento dettato da motivi economici si aprirebbe una commissione di inchiesta composta da membri dell’azienda e da parti sindacali e che avrebbe come scopo quello di  porre in essere un primo tentativo di conciliazione. Qualora questo primo tentativo non dovesse andare a buon fine la questione verrebbe esaminata dal giudice del lavoro che entro 60 giorni dovrà decidere se  disporre l’indennizzo per il lavoratore in caso di licenziamento oggettivo oppure il suo reintegro in caso di licenziamento illegittimo.

IMPUGNARE IL LICENZIAMENTO

Prima delle modifiche che dovrebbero essere apportate questa mattina, ricordiamo, la bozza della riforma prevedeva solo il pagamento di un indennizzo in denaro in caso di licenziamento ingiustificato.

L’obiettivo di questa modifica è quello di tutelare il lavoratore qualora dietro un apparente licenziamento intimato per motivi economici si nasconda in realtà un licenziamento dettato da altre cause, ad esempio di natura disciplinare o discriminatoria.






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