Nuove norme partite Iva mettono a rischio posti di lavoro

12 aprile 2012 11:470 commenti

La Fondazione Studi dei consulenti del lavoro ha lanciato l’allarme sulle conseguenze derivanti dalle novità che interessano i lavoratori con partita Iva contenute nel testo della riforma del lavoro presentata nei giorni scorsi dal ministro del Welfare Elsa Fornero e dal premier Mario Monti.

Le novità in merito contenute nella riforma, ricordiamo, prevedono la trasformazione della prestazione in un contratto di collaborazione coordinata e continuativa, con conseguente pagamento di una parte dei contributi a carico del datore di lavoro, qualora si verifichino due di tre presupposti, ovvero: una durata superiore a sei mesi nel corso dell’anno solare; un corrispettivo  superiore al 75% dei ricavi complessivi del lavoratore; l’esistenza di una postazione per il lavoratore presso una delle sedi del committente.

PARTITE IVA E RIFORMA DEL LAVORO

L’esistenza di almeno due di questi presupposti, dunque, farebbe scattare la presunzione dell’esistenza di un rapporto di lavoro parasubordinato, con conversione automatica del rapporto qualora il committente non riesca a fornire prova contraria.

LICENZIAMENTO ECONOMICO DOPO RIFORMA DEL LAVORO

Sebbene l’obiettivo della nuova normativa, ovvero quello di evitare qualunque violazione delle tutele in materia di lavoro, sia ampiamente condiviso dagli esperti, questi sottolineano l’approccio sbagliato da cui parte la riforma, ovvero quello di considerare negativo qualunque rapporto di lavoro che non sia a tempo pieno e a tempo indeterminato. Questo, secondo gli esperti, potrebbe creare delle conseguenze dannose tanto quanto il vizio che invece si vorrebbe correggere.

Riguardo alle novità in tema di partita Iva, in particolare, si teme che la nuova disciplina porti alla perdita di numerosi posti di lavoro, a fronte del timore dei committenti di conversioni forzose e di dover sostenere maggiori costi.

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