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Quali tipi di licenziamento sono riconosciuti dalla legge? E quali sono le tutele?

I motivi a causa di un licenziamento di un lavoratore da parte di un datore di lavoro sono diversi e possono corrispondere a diverse cause. La legge è molto chiara in proposito e riconosce diversi tipi di licenziamento, mentre invalida tutti quei licenziamenti che hanno alla base cause discriminatorie relativamente a orientamento politico, religioso e sessuale, età, lingua e sesso. 

Il primo tipo di licenziamento che andremo a vedere è il licenziamento per giusta causa. Questo può essere causato da un tipo di condotta grave da parte del lavoratore, come ad esempio quando quest’ultimo si sottrae alle mansioni che deve svolgere come previsto dal contratto di lavoro stesso, o tradisca la fiducia del suo datore di lavoro, lavorando ad esempio per un’altra attività quando è assente giustificato dal proprio posto di lavoro. Come dice l’art. 2119 della Legge italiana, però, “non costituisce giusta causa di risoluzione del contratto il fallimento dell’imprenditore o la liquidazione coatta amministrativa dell’azienda”.

Il secondo tipo è il licenziamento per giustificato motivo soggettivo, che prevede il licenziamento del lavoratore nell’eventualità in cui quest’ultimo si sottragga ai doveri previsti dal proprio contratto: se il lavoratore abbandona il posto di lavoro senza alcun motivo e giustificazione, se minaccia i suoi colleghi o dirigenti superiore, se viola le norme del Codice Disciplinare, il lavoratore può essere licenziamento. Nell’ultimo caso, può anche non starci il preavviso.

Il terzo tipo è il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, che riguardano prevalentemente la chiusura dell’attività professionale, lo spostamento di servii e produzioni o la soppressione del posto di lavoro. I motivi alla base di questo tipo di licenziamento sono dunque di natura tecnica, organizzativa ed economica.