Statali tagli per 2 miliardi

19 settembre 2011 12:420 commentiDi:

I dipendenti dello Stato, degli enti pubblici e delle autonomie locali andranno incontro a veri periodi di austerità, infatti, i punti della manovra che riguardano il pubblico impiego,  risultano essere alquanto pesanti al fine di raggiungere il pareggio di bilancio negli anni decisivi (2013-2014), i tagli per loro previsti sono di oltre due miliardi l’anno.

Contratti e stipendi. Il blocco in vigore fino al 2013 è prolungato di un altro anno. Dunque i dipendenti pubblici torneranno a sentir parlare di contrattazione dal 2015. Viene estesa di un anno anche la norma che congela le retribuzioni ai livelli nominali del 2010. Il risultato complessivo è un blocco di fatto degli stipendi, che però si traduce in una perdita di potere d’acquisto stimabile intorno all’8% se si ipotizza un’inflazione media del 2% l’anno.

Assunzioni.
La nuova normativa prolunga inoltre il già esistente blocco delle assunzioni per tutto l’anno 2014, ad eccezione dei corpi di Polizia, Vigili del fuoco e Agenzie fiscali.

Vacanza contrattuale. Per il periodo 2015-2017 è prevista la fissazione di nuove norme di calcolo dell’indennità. Che certo saranno meno favorevoli visto che ne devono derivare risparmi. Il riferimento al periodo successivo al 2014 fa poi pensare che la ripresa effettiva della contrattazione sia ancora più lontana.

Mobilità. “Semplificazione, rafforzamento e obbligatorietà delle procedure di mobilità”.

Liquidazioni. Il pagamento ritardato del TFR (trattamento di fine rapporto) scatta per coloro che hanno maturato o maturano il diritto alla pensione già dall’entrata in vigore del decreto di Ferragosto, anche se l’effetto reale si vedrà a partire dal 2012, a causa dell’anno di attesa prima del momento in cui si andrà effettivamente a riposo. Dai dati della Ragioneria dello Stato, la norma toccherà circa  8.000 pensionandi. Dovranno attendere 6 mesi, invece, coloro che lasciano il servizio per raggiunti limiti di età.

Scuola. Al personale scolastico viene estesa l’attesa di un anno – tra conseguimento del diritto alla pensione e decorrenza effettiva – già in vigore per gli altri lavoratori dipendenti. Dunque si lascerà il servizio il primo settembre dell’anno successivo a quello in cui si maturano i requisiti.

Contributo di solidarietà. Resta in vigore per i dipendenti pubblici per la parte di retribuzione superiore a 90 mila euro l’anno (5%) e per quella sopra i 150 mila (10%). Il trattamento analogo per i lavoratori privati è stato cancellato. Le categorie più colpite sono magistrati e medici che minacciano il ricorso alla Corte costituzionale per questa disparità di trattamento

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Ultimo aggiornamento 19 settembre  2011 ore 14,45

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