Non lasciate che le pietre mi colpiscano davanti a mio figlio

Sakineh Mohammadi Ashtiani“Non lasciate che le pietre mi colpiscano davanti a mio figlio”. Questa è la frase che invoca Sakineh Ashtiani Mohammadi, la donna iraniana condannata a morte, attraverso la pena della lapidazione.

La donna è stata processata nel maggio 2006 ed è stata accusata di aver avuto una “relazione illecita” con due uomini, è stata subito sottoposta a 99 frustate, come disposto dalla sentenza. Successivamente è stata condannata alla lapidazione per “adulterio” durante il matrimonio”,  accusa che lei ha negato.

A Sakineh Ashtiani Mohammadi, 43 anni, era stata  commutata la pena, dopo la mobilitazione internazionale sul suo trattamento. I via del tutto eccezionale, hanno quindi optato per la impiccagione.

Tuttavia, in seguito, riconosciuta colpevole anche per l’uccisione del marito, potrebbe ancora invorrere alla pena di morte per lapidazione.

Ma, come riportato da “The Guardian”, pare che i funzionari iraniani, stanno cercando di indurre in errore i mezzi di comunicazione globali, al fine di ucciderla in gran segreto.

“Sono stata riconosciuta colpevole di adulterio e di omicidio, ma sono stata assolta, ma l’uomo che ha effettivamente ucciso mio marito è stato identificato e incarcerato, ma lui non è stato condannato a morte”, ha riferito la donna al giornale.

“La risposta è molto semplice, è perché io sono una donna e si pensa che alle donne si possa fare qualsiasi cosa, in questo paese”.

Mossadegh Kahnemoui, un alto funzionario giudiziario iraniano, ieri ha riferito al Comitato della Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione razziale: “Questa signora, oltre al doppio adulterio, è anche riconosciuta colpevole di cospirazione al fine di fare assassinare il marito”.

La donna ha ringraziato tutti gli attivisti per aver fatto conoscere il suo caso al mondo intero, e supplica la gente di proteggere suo figlio: “Non lasciate che le pietre mi colpiscano davanti a mio figlio”.

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