5 ore nella cella frigorifera, poi la salvezza

Hanno passato 5 lunghe ore nella cella frigorifera, poi finalmente, è giunta la salvezza: è la testimonianza disperata di sei superstiti al sequestro del supermercato ebraico di Parigi ad opera di Amedy Coulibaly. Il modo in cui si sono salvati è degno della trama di un film d’azione e per fortuna possiamo dire che è a lieto fine. Tra le persone che, per disperazione, hanno trovato nascondiglio strategico nella cella frigorifera del locale sotto assedio c’è Sarah Bitton, una mamma belga di appena 25 anni che con questo gesto ha messo in salvo anche la vita del figlio di appena 11 mesi, che era con lei a fare spesa in quegli attimi di terrore e pazzia, frutto del criminale comportamento non di integralisti islamici provenienti da chissà quale lontano paese, ma da integralisti della porta accanto con tanto di passaporto parigino che hanno seminato il panico in quella che è una delle capitali europee più belle e, al tempo stesso più tolleranti. 

La giovane madre con il piccolo sono rimasti dentro la cella gelida per 5 ore in silenzio. Tanta la paura di non farcela e di essere scoperti, tanti pianti che non poteva essere urlati perchè la posta in gioco era la vita stessa e il rischio di farsi scoprire da persone (?) che con la vita non hanno nulla a che fare era troppo alto.

Il nascondiglio è stato trovato per caso come racconta lei stessa: “sono fuggita con mio figlio nel retro del negozio, abbiamo visto una porta che si apriva e ci siamo rifugiati lì. Fortunatamente qualcuno è riuscito a spegnere il motore di raffreddamento, perché faceva già molto freddo”. Viene la pelle d’oca ad ascoltare i dettagli spaventosi del suo racconto. Ma il sangue freddo li ha aiutati e premiati con la salvezza. Stupore per l’obbedienza estrema del bambino che non si è fatto prendere dal panico e in una difficile situazione è riuscito a restare in silenzio assoluto: “Coulibaly ha chiesto a chiunque fosse nascosto di uscire allo scoperto minacciando che altrimenti sarebbe stato ucciso, ma noi abbiamo deciso che era più sicuro restare nascosti”. Il coraggio li ha premiati e ora Sarah, anche se ancora un po’ sotto shock, può raccontare di persona questa drammatica esperienza mentre abbraccia suo figlio. Una esperienza che nessuno dei protagonisti potrà mai dimenticare.

 

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