Morto Giorgio Bocca

26 dicembre 2011 10:500 commenti

Ieri, 25 dicembre il giorno di Natale, è morto, dopo una breve malattia, uno dei più grandi giornalisti del Novecento italiano: Giorgio Bocca.

Bocca è nato a Cuneo nel 1920. Si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza e durante i primi anni universitari abbraccia le tesi fasciste. Nel corso di alcuni anni rivede il suo pensiero ed inizia a nutrire un sentimento di disgusto e di odio versi gli atteggiamenti totalitari del Duce. Tanto che, dopo l’8 settembre del 1943, aderì alla lotta partigiana. Dopo l’armistizo fondò, assieme ad altri soldati ed intellettuali, le formazioni partigiane denominate Giustizia e Libertà.

Inizia a redigere articoli di giornale fin dalla adolescenza. Dalla metà degli anni Trenta fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale scrive per periodici locali, per poi iniziare il suo lavoro di giornalista professionista per grandi testate nazionali quali «La Gazzetta del Popolo», «L’Europeo» e «Il Giorno» di Enrico Mattei, curando varie e delicate inchieste giornalistiche.

Nel 1976 è stato tra i fondatori del quotidiano «La Repubblica».

Negli ultimi decenni (fino a qualche settimana fa, quando è degenerata la malattia che lo ha portato alla morte) è stato editorialista di punta di due diffusi settimanali: «L’Espresso» e «Il Venerdì di Repubblica».

È stato anche autore di molti libri di storia e storiografia, in cui ha raccontato la vita sociale e politica degli italiani lungo l’intero arco della Prima Repubblica fino alla crisi economica attuale.

Il suo ultimo libro è “Fratelli-Coltelli 1943/2010: l’Italia che ho conosciuto”, una raccolta dei suoi migliori articoli di storia politica, edito da Feltrinelli. Aveva scritto e video-registrato, in autunno, un pamphlet-dvd dal titolo “Grazie no. 7 idee che non dobbiamo più accettare” che uscirà postumo l’11 gennaio per la medesima casa editrice.

Per ciò che concerne il suo orientamento politico, si è sempre professato antifascista, anticomunista e antiberlusconiano. Si sentiva invece molto vicino a posizione socialdemocratiche.

Critico contro la società dei consumi, contro le derive autoritarie del centro-destra di Silvio Berlusconi e contro il malcostume dell’italiano medio, è stato, assieme ad Enzo Biagi ed Indro Montanelli, tra le firme più importanti, colte, pungenti, critiche e longevi del giornalismo italiano del Novecento.

La sua dipartita ha suscitato un cordoglio unanime nel mondo del giornalismo. Eugenio Scalfari ha detto:«Ho perso un fratello maggiore» ed Ezio Mauro ha invece riferito:«Una bussola per tutta la vita». Anche il Presidente Giorgio Napolitano ha voluto esprimere «sentimenti di riconoscenza per il rigoroso impegno» nella cultura e nell’informazione.

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