Adozioni illegali: messinesi pagano 30mila per comprare un figlio

Una coppia di Messina avrebbe pagato 30mila euro per avere in adozione un ragazzino proveniente dalla Romania. Chiaramente si tratta di adozioni illegali che corrispondono a dei veri e propri rapimenti. Una piaga molto diffusa in tutto il mondo Occidentale con decine di gruppi di trafficanti di uomini che comprano per pochi soldi i bambini in poverissimi villaggi dell’est Europa o dell’Africa e poi li rivendono a famiglie benestanti che non solo non possono avere figli ma che qualche motivo non meglio precisato non possono neppure adottarne. E allora si passa alle adozioni illegali. Chiaramente le vittime di queste storie sono, oltre ai poveri bambini che vengono strappati dalle loro famiglie, anche le stesse famiglie naturali che sono costrette a fare scelte simili a causa della povertà.

Tutti questi elementi si possono tranquillamente ritrovare nella storia che arriva da Messina. La Procura della Repubblica della provincia siciliana, infatti, ha reso noto che un piccolo di 8 anni è stato ceduto da una organizzazione senza scrupoli con base in Romania a due genitori messinesi che avrebbero sborsato 30000 euro per quello che si configura come vero e proprio acquisto. Il reato ipotizzato dagli inquirenti è quello di associazione per delinquere finalizzata alla riduzione in schiavitù. 8 le persone che sono state fermate. Tra di loro ci sono anche i falsi genitori del piccolo che è stato poi preso in affidamento dai militari. A coordinare le indagini sono stati gli investigatori del Comando Provinciale di Messina i quali hanno parlato di uno scenario molto complesso in cui sarebbe maturata l’adozione illegale. Gli inquirenti hanno ricostruito le varie tappe della banda con indagini che hanno interessato non solo la Sicilia e la Romania ma anche la Toscana. Contrariamente a quello che si può pensare questa è solo in parte una storia di disperazione anzi si fa a configurare come una storia di delinquenza che approfitta della disperazione. Questo è quello che emerge dal reato associativo contestato a una banda costituita da romeni e da italiani.

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