Amministratore delegato Eni indagato per corruzione internazionale

7 febbraio 2013 21:530 commenti

La procura di Milano indaga su Paolo Scaroni, Amministratore delegato di Eni, per corruzione internazionale. Lo scandalo è scoppiato per via delle tangenti versate da società del gruppo a politici algerini.

Si tratterebbe di una commessa di 11 miliardi di dollari e di una maxi tangente da 197 milioni di euro. Una cifra complessivamente considerevole.

Perquisizioni

Nel frattempo sono in corso perquisizioni da parte della Guardia di Finanza di Milano nelle sedi di Eni e Saipem e nell’appartamento di Scaroni a Milano.

Così, ora anche Eni, oltre a Saipem, è indagata sulla base della legge 231 del 2001 circa la responsabilità amministrativa degli enti nell’ambito dell’inchiesta per corruzione internazionale, che vede nell’occhio del ciclone il numero uno del colosso dell’Energia.


Scaroni si dichiara totalmente estraneo all’inchiesta per corruzione internazionale all’interno della quale risulta indagato.

Indagine

Sono otto i contratti sotto inchiesta. Hanno un valore totale di 11 miliardi. Assieme ad Eni sono implicte Saipem spa, Saipem Sa, Saipem Portugal Commercial Marittimo e Fcp, First Calgari Petroleum società canadese sotto il controllo di Eni.

Gli inquirenti ipotizzano che Scaroni abbia incontrato Farid Bedjaoui, intermediario con la disponibilità di una società di Hong Kong collettrice di mazzette e il ministro dell’Energia algerino Khelil presso un albergo di Parigi.

Successivamente i tre si sarebbero incontrati a Milano in un albergo assieme a due sub-contrattisti Saipem.

Secondo l’indagine i contratti sono datati tra il 2007 e il 2009, mentre i pagamenti sarebbero avvenuti tra il 2008 e il 2010.






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