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Antonio Caprarica già scappa dalla delocalizzazione in Albania

Sembra annaspare sul nascere il progetto di Agon Channel Italia, la tv albanese con molti volti noti italiani: lascia l’incarico, già nauseato, Antonio Caprarica. L’ex direttore di Rai Radio Uno ha fatto sapere di aver ritirato, e precisa con “effetto immediato”, la sua firma nel progetto di delocalizzazione. Pesanti le sue critiche: il giornalista ha parlato di un ambiente e di condizioni che rendevano “impossibile lavorare”.

Il riferimento in particolare era alla mancanza di strumenti come filmati, troupe e altre risorse fondamentali per i servizi del tg. Immediata la reazione dell’editore Francesco Becchetti: la redazione fa sapere che le accuse sono grottesche e chiaramente mirate a voler screditare un progetto valido perché tutto funziona a pieno regime. Ma Antonio Caprarica parla di “tv delle repliche” che offende il vero giornalismo e non esclude la possibilità di azioni legali a tutela della sua immagine lesa in questo progetto. Pare che nel suo ufficio non ci fosse neppure una stampante o un telefono. Tagli mascherati dalla promessa di studi tv di livello hollywoodiano. Ma anche questi erano solo “uno specchietto per le allodole, utilizzato per inserzionisti ingenui. Bastano pochi esempi: le salette di montaggio del tg sono allestite in container nemmeno insonorizzati, così quando piove, causa ticchettio delle gocce, per incidere le voci bisogna farsi ospitare nelle salette del canale albanese, all’interno del capannone, ovviamente se disponibili. Il tg non ha uno studio (solo “virtuale”), non dispone di una sola troupe, e va chiuso e registrato almeno un’ora e un quarto prima per essere trasmesso a Roma, e da lì mandato in onda: spesso con notizie ormai superate. Gli unici materiali filmati sono quelli di agenzia o di YouTube”.

E in queste condizioni un professionista del suo calibro ha resistito appena due settimane: a 15 giorni dall’inizio delle trasmissioni (visibili sul canale 33 del digitale terrestre) arrivano le dimissioni. Che l’ottimo Capranica abbia testato sulla sua pelle gli effetti perversi della delocalizzazione che oramai ha raggiunto anche il mondo della tv e dello spettacolo. Una domanda viene spontanea: ma se Caprarica è scappato, i tanti cameramen, tecnici del suono italiani che si sono visti fregare il lavoro come si potranno mai sentire?