Clan dei Casalesi: il boss Massimo Alfiero non si pentì perchè era ricattato

Le nuove facce del clan dei Casalesi sembrano essere peggiori di quelle dell’epoca di Zagaria e Iovine. Con i leader storici di uno dei gruppi camorristici che ha maggiormente insanguinato la Terra del Lavoro, le redini del clan attivo in tutta l’area di Casale di Principe sono passate in mano a una batteria di giovani delinquenti spietati e spregiudicati. Camorristi che, secondo la ricostruzione dei Carabinieri, non avrebbero esitato a sequestrare i figli di un affiliato di tutto rispetto, per evitare che quest’ultimo si pentisse e andasse a parlare con gli inquirenti. Un ricatto terribile sulla pelle di un due povere creature innocenti. I fatti che i CC hanno ricostruito con dovizia di particolari si svolsero alcuni anni fa e videro come protagonista l’affiliato Massimo Alfiero.

Furono i suoi due figli ad essere rapiti e chiaramente la notizia giunse in carcere al padre. Secondo gli inquirenti, a causa di questa pressione, il camorrista decise di stoppare ogni possibile collaborazione con la giustizia tanto che oggi Alfiero è al 41 bis. Ma dietro quella intransigenza non vi era alcun patto di onore malavitoso ma solo la paura che potesse succedere qualcosa a quei due poveri bambini. Anche a questo, quindi, furono in grado di arrivare i nuovi casalesi.

Il blitz messo a segno dagli inquirenti ha portato alla cattura di 19 soggetti affiliati al sodalizio criminale. Oltre al sequestro dei due bambini, i 19 dovranno rispondere di una sfilza di reati. Sequestrati anche beni per oltre 30 milioni di euro, a dimostrazione dell’enorme capacità imprenditoriale che il gruppo casertano continua ad avere.

I nomi degli arrestati sono: Antonio Baldascini, Andrea Bortone, Aldo Cristiano, Salvatore Borrata, Vincenzo Borrata, Vincenzo Della Corte, Tommaso Della Valle, Americo Di Leone, Carlo Di Meo, Vincenzo Gallo, Carmine Iaiunese, Giuseppe Iovine, Nicola Panaro, Antonio Patalano, Renato Reccia, Carmine Schiavone, Francesco Schiavone, Gennaro Sorrentino e Giuseppe Vellucci.

 

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