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Condannato a morte sceglie fucilazione

Utah Firing Squad

Ronnie Lee Gardner, condannato per l’omicidio di due persone, ha preferito morire sotto le pallottole di un plotone di esecuzione che attraverso un’iniezione endovena letale. 

Gli oppositori della pena capitale denunciano il fatto “appartenente ad altra epoca”. 

Legato da cinghie ad una sedia di metallo, un bersaglio bianco posto sul petto, Ronnie Lee Gardner è stato così giustiziato, questa notte sotto il fuoco di cinque cecchini.  

Questo metodo controverso di esecuzione, scelto da lui stesso, fa di Gardner, il primo condannato a morte fucilato nello Utah, dopo 14 anni. 

Se lo stato americano permette ai suoi prigionieri di scegliere il proprio metodo di esecuzione, Ronnie Lee Gardner non ha spiegato le ragioni per le quali lo hanno portato ad optare per la fucilazione, piuttosto che l’iniezione letale, molto contestata anche questa, soprattutto dopo il recente caso di Romell Broom.

Il detenuto, Lee Gardner , 49 anni, venne condannato  nel 1985 per l’uccisione di un avvocato e per aver ferito gravemente un ufficiale giudiziario,  durante un tentativo di fuga dal tribunale, dove stava affrontando un processo per rapina a mano armata e omicidio. 

L’esecuzione prevede un rituale specifico: il condannato viene abbigliato con un cappuccio nero, in modo da non vedere i suoi aguzzini, collocato su una sedia con schienale blu, colore scelto per attenuare quello del sangue. Una delle cinque pistole utilizzate dagli esecutori viene caricata a salve, in modo tale che questi non possano indovinare chi sia il reale autore dell’atto  mortale. 

Ronnie Lee Gardner, giovedì, fece un ultimo appello alla Corte Suprema per sfuggire al suo destino, ma invano. Il percorso di vita di Ronnie Lee Gardner è stato  talmente caotico, che uno psicologo ha dichiarato che il suo comportamento violento era da comprendere. 

A due anni, gironzolava per le vie completamente solo,  a sei,  annusava la colla, prima di iniziare solo quattro anni più tardi, con l’uso dell’eroina e LSD. A undici  anni viene rinchiuso in un ospedale psichiatrico, quindi viene affidato ad una famiglia, nella quale ha dovuto subire una serie di abusi.

A 23 anni, commette il suo primo omicidio.