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“Corsa contro il tempo”. Il fegato di una vittima del crollo di Genova trapianto a Padova

Dalle tragedie possono nascere anche storie d’umanità da mettere i brividi. Otto giorni dopo il crollo del viadotto Morandi, sulla A10 a Genova, l’Italia continua a non darsi pace: le cause restano incerte, la bagarre politica è sempre più infuocata e lo scontro con la famiglia Benetton caratterizza queste giornate estive di Governo Conte. A tal proposito, al Corriere della Sera il premier Giuseppe Conte ha annunciato di aver pronta una ”contromossa” che però non vuole ‘bruciare’ alla stampa: ”Non la anticipo sui giornali, ma questo governo – ha assicurato il presidente del Consiglio – farà in modo che il concessionario non possa trarre ulteriori vantaggi economici, rispetto a quelli già esorbitanti sin qui ricavati dalla convenzione”. Ferve il dibattito sulla nazionalizzazione o meno di Autostrade per l’Italia – con tanto di appello all’elettorato del Pd lanciato via social dall’ex parlamentare M5S Alessandro Di Battista – nelle ultime ore sarebbe spuntata l’ipotesi di un intervento della Cassa depositi e prestiti per rilevare una quota di maggioranza dell’azienda controllata da Atlantia. Un’opzione che fonti di palazzo Chigi non confermano: ”Non si è ancora discusso di nulla”. Ma dicevamo, in apertura, delle storie d’umanità nate dalla tragedia. A farne menzione è l’edizione online de Il Mattino di Padova… (Continua a leggere dopo la foto)

Da Padova a Genova e ritorno. Una corsa contro il tempo raccontata sulle colonne del quotidiano patavino grazie alla testimonianza di due operatori della ‘Croce Verde’. Il fegato di una delle 43 vittime, travolte dalle macerie del viadotto collassato sul Polcevera lo scorso 14 agosto, è stato trapiantato ad un paziente che era da tempo in lista d’attesa per ricevere un organo sano. Tutto è stato fatto molto velocemente, dato che gli organi si deteriorano rapidamente e il fegato deve essere impiantato entro 12 ore dall’espianto. (Continua a leggere dopo la foto)

Come ricordato da uno dei due operatori della ‘Croce Verde’ (entrambi rimasti anonimi, ndr.): “Era quasi mezzanotte quando ho ricevuto la chiamata la notte tra il 18 e il 19 agosto. L’emozione era forte perché stavamo andando incontro a una tragedia nazionale, ma grazie alla generosità di una delle vittime una persona poteva essere salvata”. Gli autisti e l’equipe medica sono arrivati alle 4 del mattino a Genova ed è qui che è stata eseguita l’operazione di espianto che si è conclusa alle 10 del mattino. Poi, nuovamente, la corsa alla volta di Padova, con il fegato conservato nel ghiaccio per poter salvare una vita al Policlinico”. L’operazione è andata nel migliore dei modi, ma i medici, su richiesta della famiglia, preferiscono mantenere il riserbo totale sull’identità del donatore e del paziente che ora potrà sperare in una vita nuova. (Continua a leggere dopo la foto)

L’operazione – come scrive ancora ‘ Il Mattino di Padova’ – è andata nel migliore dei modi, ma i medici, su richiesta della famiglia, preferiscono mantenere il riserbo totale sull’identità del donatore e del paziente che ora potrà sperare in una vita nuova. “Posso solo dire – ha dichiarato il professore Umberto Cillo, direttore della Chirurgia Epatobiliare e Centro Trapianti di Fegato al Policlinico di Padova – che il gesto della famiglia della vittima del crollo di Genova è straordinario, di grande civiltà e generosità. In un momento di grande rabbia e di accuse…”.
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