Corte Europea boccia legge 40 sulla fecondazione

28 agosto 2012 12:410 commenti

La Corte europea dei diritti umani ha bocciato la legge 40 tacciandola di “incoerenza”.

Ad essere bocciata è una precisa parte della legge 40, quella relativa all’impossibilità per una coppia fertile, ma portatrice sana di fibrosi cistica di accedere alla diagnosi preimpianto degli embrioni. La decisione dei giudici della Corte di Strasburgo diventerà effettiva definitiva entro tre mesi se nessuna delle parti farà ricorso per ottenere una revisione davanti alla Grande Camera. Ad essere accusato di incoerenze in particolare è il sistema legislativo italiano in materia di diagnosi preimpianto degli embrioni. In effetti un’altra legge dello Stato italiano consente che la coppia possa procedere a un aborto terapeutico in caso che il feto venga trovato affetto da fibrosi cistica.


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La Corte di Strasburgo accoglie il ricorso di presentato più di un anno fa da Rosetta Costa e Walter Pavan e sancisce che lo Stato italiano dovrà versare 15 mila euro per danni morali e 2.500 per le spese legali sostenute. La storia di Rosetta Costa e Walter Pavan comincia nel 2006 i coniugi scoprono di essere portatori sani della malattia. La coppia voleva altri figli, ma il rischio di avere figli che nascessero affetti da fibrosi cistica era alto (25%) così come la possibilità che ne fossero portatori sani (50%). Decisero allora ricorrere alla procreazione assistita e alla diagnosi preimpianto, pur trattandosi di una pratica di fatto vietata dalla legge italiana. E nel 2007 la coppia ha presentato il ricorso sostenendo che la normativa nazionale violasse il loro diritto al rispetto della vita privata e familiare discriminandoli rispetto alle altre coppie sterili.







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