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Cremona, cinese uccide moglie e bambino con la mannaia

Il duplice omicidio si è consumato nella casa della coppia. Illeso invece il figlio 12enne della coniugi cinesi.

Il piccolo (che era costretto a stare su una sedia a rotelle) è arrivato in condizioni disperate in ospedale maggiore di Cremona, dov’è morto. Quando gli agenti hanno fatto irruzione nell’abitazione, lo hanno trovato agonizzante accanto al cadaveredella donna. Portato in ospedale, è deceduto a causa delle gravi ferite riportate.

Nella tragedia della follia in Fatebenefratelli, c’è anche una seconda vittima: non ce l’ha fatta, infatti, il bimbo di tre anni che è stato colpito con la mannaia dalla furia omicida dell’uomo di nazionalità cinese. E’ successo questa mattina a Cremona in un appartamento al terzo piano di una palazzina del quartiere popolare Zaist. La scena è stata agghiacciante: la donna era per terra sul balcone, mentre l’uomo infieriva sul suo corpo. All’origine del folle gesto, liti continue tra i conviventi. Il ragazzo è stato portato via dagli assistenti sociali e l’uomo, 51enne, arrestato.

Giusto un anno fa ha liquidato lo psichiatra che lo aveva in cura. Gli è rimasto un assegno d’invalidità, la camminata compromessa dalla malattia, un tentato suicidio e l’astio ingestibile verso Chen Aizhu (la moglie di 46 anni) e (è evidente) dell’universo tutto. Così ieri mattina alle dieci, in un appartamento della prima periferia di Cremona (a residenza popolare)il cinquantenne Wu Yongqin, ha preso la mannaia. Prima è toccato alla moglie morire:un’aggressione che comincia nella camera da letto e prosegue dentro la cucina e finisce sul balcone, dove Chen cerca rifiugio disperato e inutile. Lui l’ha presa mentre lei cercava di gettarsi dal balcone del terzo piano (lo stesso dal quale lui si era lasciato cadere senza però riuscire a togliersi la vita). E lì, su quel terrazzino, davanti agli occhi dei vicini, l’uomo ha continuato a colpire la moglie fino a ucciderla con una infinità di fendenti. I condomini hanno dato l’allarme,ma quando i carabinieri sono arrivati in via Fatebenefratelli, Wu Yongqin, aveva già ucciso anche Wen Jun Ye.

Aveva tre anni soltanto, Wen. E la sua mamma lo aveva dato in custodia a Chen per poter andare a lavorare nel grande maggazzino dov’è impiegato anche il marito. Non è stato colpito per errore il piccolo Wen. L’uomo ha puntato su di lui subito dopo l’omicidio della moglie e, guidato da quell’astio folle, ha infierito sul bambino ripetutamente. È morto in ospedale Wen. Quel che resta è il dramma. Un epilogo che si chiude con l’uomo che con una mano spalanca la porta ai militari e con l’altra regge la mannaia. È proprio in quel momento che arriva a casa il figlio di 13 anni, al rientro dalla scuola. Ora e affidato ai servizi sociali. Al magistrato Carlotta Bernardini, l’arrestato, ha raccontato che con Chen ieri mattina era scoppiata l’ennesima lite. Motivo, i motivi anzi: i soldi e lui che non lavorava per via del difetto deambulatorio, l’educazione del figlio adolescente, i permessi di soggiorno in scadenza e l’ossigeno contenuto fra quelle pareti di casa. Le stesse in cui il piccolo Wen, vittima incolpevole, veniva ospitato. Era di famiglia il bimbo ucciso. Rimaneva a dormire spesso in quell’appartamento, perché mamma e papà non volevano farlo alzare all’alba quando al lavoro avevano il primo turno. Odiava anche il piccolino,il cinese assassino, così come tutto ciò che vedeva intorno a sé.Ha confessato quel che ha commesso, praticamente in flagranza e con la faccia ricoperta del sangue delle vittime quando ha aperto ai militari che lo hanno poi portato via. LucaCuratti,l’avvocato nominato suo difensore, fa già sapere che chiederà la perizia psichiatrica. Caso risolto,ci saranno un imputato (forse) e una sentenza. Restano i commenti di rito e di campagna elettorale: «Quello che è accaduto a Cremona»,dice Beatrice Brignone,esponente di Liberie Uguali «non può essere ignorato e derubricato a un insano gesto, perché rappresenta l’ennesimo campanello d’allarme sul femminicidio. La tutela legislativa ha bisogno di essere rafforzata».

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