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Crotone: svelato meccanismo della truffa allo Stato dell’opificio fantasma

Un gigantesco opificio realizzato nella zona industriale di Crotone grazie a numerosi finanziamenti che lo Stato prevede per le aree svantaggiate del Sud Italia non era mai entrato in funzione né aveva mai prodotto alcunchè. A impedire però l’avvio della catena di montaggio non è stata la crisi economica ma bensì la stessa azienda proprietaria dell’industria che, in base a un’indagine effettuata dalle Fiamme Gialle di Crotone, non aveva mai preso in considerazione la possibilità che l’opificio dovesse effettivamente entrare in funzione. Dietro la richiesta di finanziamento per la realizzazione di quell’industria, infatti, si celava una precisa truffa che, adesso, grazie all’attività della Finanza, è stata completamente svelata.

L’indagine è partita con una banale controllo che ha dimostrato l’esistenza di alcuni punti poco chiari sia nella richiesta di finanziamento che nella presentazione della documentazione necessaria. Da lì sono partiti ulteriori accertamenti che hanno svelato l’esistenza di un ben organizzato meccanismo di truffa. In pratica, una buona parte dei macchinari necessari per avviare la produzione non erano neppure presenti all’interno dei capannoni nonostante sulla documentazione risultasse il loro acquisto e soprattutto lo Stato avesse erogato la somma necessaria per questo investimento. Tutta la documentazione presente nel fascicolo e attestante l’acquisto dei beni strumentali non corrispondeva a quella che invece era la realtà. I titolari dell’opificio, quindi, attestavano anche nella rendicontazione nel piano di programma e nella fatturazione a saldo che all’interno dei capannoni vi fossero quei macchinari acquisti con il contributo dello Stato ma da successive ispezioni effettuate, tali macchinari risultava assenti. La falsificazione non riguardava solo i documenti citati e le bolle di acquisto ma anche e chiaramente la stessa dichiarazione di esistenza in loco. Un raggiro, quindi, perfetto e un meccanismo decisamente oliato il cui obiettivo era quello di mettere le mani sui contributi pubblici e il cui risultato è stato la creazione di una cattedrale industriale completamente vuota. In base ai calcoli della Finanza l’ammontare della truffa era pari a 3 milioni di euro.

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