Dettagli scandalo Foxconn

20 marzo 2012 12:410 commenti

Verità o menzogna? Ricorderete certamente lo scandalo sollevato da Mike Daisey che nel programma radiofonico “This American Life” aveva raccontato del suo viaggio a Shenzhen, in Cina, presso le fabbriche Foxconn, ove sono assemblati per conto di Apple gli iPhone e gli iPad, e dove incidenti e suicidi dei dipendenti (almeno 18 negli ultimi due anni) sarebbero all’ordine del giorno, tanto da spingere la ditta a provvedere al montaggio di reti protettive sotto le finestre.

Nel monologo radiofonico l’attore statunitense documentava dei suoi incontri con diversi lavoratori della ditta cinese, e con un presunto sindacato clandestino, le cui testimonianze lasciavano davvero sconcertati circa le effettive condizioni di lavoro all’interno dello stabilimento: minorenni impiegati alle catene di montaggio, alcuni dei quali addirittura undicenni, turni inumani di 12 ore con una sola pausa per il pranzo, paghe bassissime, guardie armate ai cancelli della fabbrica, videosorveglianza continua negli angusti dormitori, intossicazioni da misteriose sostanze chimiche, lavoratori ustionati per esplosioni avvenute negli stabilimenti o finiti con le mani schiacciate nella pressa.


Sembra ora che l’attore si sia concesso perlomeno qualche licenza poetica, pur essendo gran parte del suo reportage corroborata dei racconti indipendenti di altri giornalisti che pure hanno puntato il dito contro l’alienazione, i turni lunghissimi e le paghe basse, il sovraffollamento e l’ostracismo della Foxconn a qualsiasi tentativo di sindacalizzare gli operai. In particolare le menzogne riguarderebbero il presunto viaggio in Cina di Daisey, che non avrebbe incontrato nessun operaio della Foxconn né, tantomeno, minorenni impiegati alla catena di montaggio o dipendenti con gravi infortuni riportati sul lavoro. Molti rimaneggiamenti della verità, dunque, che come ha ammesso lo stesso Daisey avrebbero avuto lo scopo di creare un maggiore impatto emozionale su un pubblico sovente ignaro delle angherie che stanno dietro alla realizzazione di prodotti di cui facciamo quotidianamente uso. Una operazione giornalisticamente poco corretta (Daisey è pur sempre un attore) ma che ha richiamato l’attenzione su un problema che il mondo occidentale tende spesso a scotomizzare.






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