Due cantanti neomelodici indagati per camorra

7 febbraio 2012 14:260 commenti

indagati due cantanti neomelodiciGrossa operazione anticamorra questa mattina ad Ercolano, comune alle pendici del Vesuvio e teatro di una feroce faida tra i clan Ascione-Papale e Iacomino-Birra, che si contendono il controllo degli affari illeciti della zona. I Carabinieri della Compagnia di Torre del Greco hanno infatti eseguito 41 ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di altrettanti presunti affiliati alle due fazioni camorristiche, ritenuti responsabili a vario titolo di associazione di stampo mafioso, estorsione, omicidio, violazione alla legge sulle armi, rapina e spaccio di droga.

Nel corso delle indagini, coordinate dalla Direzione Distrattuale Antimafia di Napoli, sono stati inoltre identificati gli esecutori dell’omicidio di Raffaele Filosa, avvenuto ad Ercolano nel 2001, e del tentato omicidio di Vincenzo Durantini, avvenuto nel comune vesuviano il 13 dicembre del 2010, oltre che i soggetti implicati nel traffico di armi che i due clan camorristici hanno messo in piedi per sostenere la faida che li oppone. I militari dell’Arma hanno inoltre scoperto due filoni di estorsioni all’indirizzo dei commercianti della zona e sequestrato a scopo preventivo beni mobili e immobili per un valore complessivo superiore ai 10 milioni di euro.

Nell’operazione sono indagati anche due cantanti neomelodici che secondo la Procura avrebbero inneggiato alle gesta camorristiche esaltando abitudini e stili di vita malavitosi mediante i testi delle lori canzoni e le immagini dei videoclip. In particolare è coinvolto il cantante Lello Liberti, che secondo gli inquirenti sarebbe il vero e proprio “cantore” della fazione dei Birra, clan “pubblicizzato” sia nel testo della canzone “O capoclan” sia nel video ove comparivano come interpreti di se stessi il guardaspalla e l’autista del boss Luigi Olivieri, anch’egli arrestato dai carabinieri. “O capoclan è un uomo serio, che è cattivo non è vero” e ancora “Sa campare e noi dobbiamo rispettarlo”: questi alcuni dei versi incriminati e per i quali la Procura aveva richiesto gli arresti di Liberti, non concessi dal Gip.

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