Fallimento possibile dell’Euro

12 dicembre 2011 16:240 commenti

Nuova giornata difficile per i mercati europei dopo l’illusoria reazione positiva dello scorso fine settimana alla lettera “salva Euro” stilata nella due giorni di Bruxelles dai 26 capi di Stato e di governo per dare credibilità e stabilità alla moneta unica e proteggerla dagli attacchi degli speculatori. La maglia nera è andata ancora una volta a Piazza Affari, dove il Ftse Mib registra una perdita del 2,5%, tirato verso il basso soprattutto dai titoli bancari e finanziari, con Mps e Ubi in calo rispettivamente del 6% e del 5,5%. In discesa anche gli altri mercati europei: Francoforte cede l’1,7%, Parigi l’1,3% mentre Londra contiene le perdite con un calo dello 0,6%.

Sale anche lo spread tra Btp decennali e Bund tedeschi che raggiunge quota 450 punti base, nonostante il Tesoro abbia collocato nell’asta di stamane tutti i sette miliardi di Bot annuali ad un tasso del 5,952%, nettamente in discesa rispetto al record del 6,087% toccato nell’asta del mese scorso.

Pesa negativamente sull’andamento dei mercati del vecchio continente il giudizio dell’agenzia Moody’s, la quale ha espresso scarsa fiducia verso il “Six Pack”, il pacchetto di misure cui hanno aderito 26 paesi dell’Unione, che prevede norme più stringenti per i bilanci statali, maggiori poteri alla Commissione europea, politiche economiche condivise e la creazione dell’Esm, il meccanismo di stabilità permanente che sarà operativo già da Luglio 2012.


L’agenzia di rating ha infatti confermato che rivedrà i rating sovrani dei Paesi della zona euro nonché quelli della stessa Ue nel primo trimestre del 2012, ritenendo “non decisive” le misure adottate a Bruxelles lo scorso fine settimana, poiché inadatte a stabilizzare i mercati nel breve termine e a proteggere la zona euro da nuovi shock economici in quella che pare essere la fase culminante di una crisi che ha investito prima paesi periferici deboli quali Grecia, Portogallo, Irlanda e Spagna, provocando dal giugno scorso la vertiginosa salita dello spread italiano e che si è estesa infine anche a paesi la cui economia era ritenuta solida quali Francia, Austria e Olanda.

Da oltreoceano ciò che si attendeva era probabilmente l’adozione di misure straordinarie da parte della Bce, con interventi a sostegno dei debiti sovrani e volti a monetizzare le passività delle banche, seguendo l’esempio della Fed negli Stati Uniti e quello della Bank of England nel Regno Unito. Secondo Paul De Grauwe, economista e consigliere del presidente della Commissione europea Barroso, l’atteggiamento attendista fin qui seguito dalla Bce è sostenuto dalla logica che richiede di procrastinare la messa in campo di misure straordinarie fino al momento in cui i vantaggi derivanti dall’inazione siano maggiori di quelli riconducibili all’applicazione delle stesse misure. Il rischio, tuttavia, è quello di ritardare eccessivamente l’intervento facendo proporzionalmente aumentare la mole di risorse necessarie ad arginare il crack.






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