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Fotomontaggio shock su Facebook, Laura Boldrini sgozzata da nigeriano

Poche ore dopo la tentata strage che per alcune ore ha fatto tremare il paese, l’Italia dei social si riversa sul web a sfogarsi. E a sorpresa (o forse no) i commenti in cui l’estremista di Macerata viene difeso o, perlomeno, giustificato sembrano molto più numerosi di quelli di solidarietà con le vittime o di preoccupazione per quello che è accaduto o poteva accadere. Nella gazzarra, nasce e muore un gruppo di sostegno «Luca Traini presidente» e appare, per essere subito rimosso, un nuovo fotomontaggio in cui la presidente della Camera Laura Boldrini viene mostrata sgozzata «da un nigeriano inferocito». Sebbene entrambi i casi di violenza in rete siano stati subito bloccati dai gestori del social network più diffuso del mondo, ovvero Facebook, la facilità con cui i commenti vengono comunque fotografati e ricondivisi o postati a commento di notizie prese dall’informazione “mainstream” ripropone il tema del ruolo di internet nei meccanismi sociali della violenza.

«Hai fatto bene, dente per dente occhio per occhio, abbiamo le palle piene di queste merde che fanno arrivare per abbuffarsi dei soldi dell’Europa da questo governo di merda ke vedrà la sua fine di abusivo e dove tra poco trionferà il popolo. W l’Italia w il Duce», oppure: «Grazie per avermi accettato, esistono solo risposte violente alla violenza di chi ci toglie tutto… Luca voce del popolo nobile» con, in più un emoti- con con la manina a palmo teso. È il genere di messaggi che ha immediatamente attratto la pagina a sostegno di «Luca Traini presidente». Una ventina di iscritti, tutti con le idee ben chiare: «Luca uno di noi, libero», «Medaglia al valore», «Dovevi prendere meglio la mira», «Cosa hanno fatto a quella ragazza, onore a Luca!». Sebbene il gruppo sia rimasto in rete davvero poco tempo, un’ora o più, i messaggi pubblicati in solidarietà dell’ex candidato della Lega marchigiana, anche dopo la chiusura sono stati fotografati e ripubblicati, con un distopico effetto eco in cui sopraggiungono anche commenti e liti. «Un gesto come quello di traini NN è nel costume di noi italiani, ma dagli è dagli i nervi saltano», scrive un ragazzo, al quale una donna risponde: «Nessun dibattito costruttivo con chi non scrive in italiano», e la reazione: «Siete dei comunisti». Spuntano anche messaggi di indignazione e presa di distanza, si rilanciano le parole che Traini avrebbe detto agli amici: «vado a sparare ai neri». «Da certe descrizioni – scrive un utente – Luca Traini, questo il nome dello sparatore, ha pianificato tutto – compreso il saluto romano davanti al Monumento dei Caduti. E quindi chiamiamo le cose con il loro nome: non è follia; non è esasperazione; è terrorismo politicamente motivato».

L’IPOTESI «PAMELA»

Nel dibattito in rete si incrocia anche l’ipotesi – al momento smentita dai Carabinieri – che Traini abbia “perso la testa” perché legato affettivamente a Pamela, la ragazza morta proprio a Macerata, uccisa e fatta a pezzi da uno spacciatore nigeriano. «La violenza non può essere la risposta alla tragedia che ci ha colpiti – dice attraverso il fratello avvocato, Marco Valerio Verni la madre della ragazza- Ci sono le aule di giustizia per assicurare i responsabili di questo brutale omicidio». Nei giorni scorsi, la sua bacheca era stata invasa da richieste di giustizia sommaria: «Deve morire non merita di vive­re», «bastardi la pagherete», «ci vuole al pena di morte», avevano scritto tra l’altro sulla bacheca Fb dell’estetista romana. «Con­centratevi ora a capire questo de­litto efferato su una ragazza che poteva essere chiunque – aveva risposto lei cercate di ca­pire chi è la bestia che me l’ha fatta a pezzi… e non aggiungo altro… poi ogni cosa a suo tem­po…».

 IL CASO BOLDRINI

Nel clima violento si fa notare un nuovo messag­gio intimidatorio nei con­fronti della presidente della Camera, Laura Boldrini. Un ma­cabro fotomontaggio la mostra decapitata, con la scritta: «Sgoz­zata da un nigeriano inferocito, questa è la fine che deve fare, co­sì per apprezzare le usanze dei suoi amici». Dopo la segnalazio­ne del gruppo “I sentinelli di Mi­lano” la foto viene immediatamente rimossa e la presidente della Camera riceve segnali di so­lidarietà trasversali, a comincia­re da quello di Giorgia Meloni: «Inaccettabile clima di violenza contro le donne». Resta il tema dell’uso della rete per rilanciare campagne di odio. Ieri, l’appello del ministro Minniti era contro la strumentalizzazione e al “si­lenzio”. Ma non è detto che basti.

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