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Furto a Venezia nella mostra sui gioielli dei Maharaja

Una teca aperta «come fosse una scatoletta». Un allarme «partito in ritardo». E due uomini che agiscono indisturbati tra la folla di turisti e che si allontanano con il bottino in tasca. Gli ingredienti di un giallo d’altri tempi ci sono tutti. Ma quanto accaduto a Palazzo Ducale, cuore di Venezia, la mattina del 3 gennaio non è un film alla Oceans Eleven, né un romanzo di Agatha Christie.

È la storia di un furto clamoroso ai danni di un’esposizione che proprio quel giorno avrebbe dovuto concludersi senza imprevisti. Non fosse che verso le 10 del mattino, mentre decine di visitatori stanno già ammirando gli oltre 270 capolavori di arte orafa legata all’India proposti dalla mostra Tesori dei Moghul e dei Maharaja e provenienti dalla collezione privata dello sceicco del Qatar Hamad bin Abdullah Al Thani, una vetrina della quattrocentesca Sala dello Scrutinio viene trovata desolatamente vuota.

All’appello mancano un paio di orecchini, una spilla e, pare, un bracciale. Valore totale dichiarato alla dogana 30 mila euro. Attenzione però: trattandosi di gioielli famosi e quindi difficilmente rivendibili , potrebbero essere stati sottratti per essere smembrati. Solo le gemme, se rimesse sul mercato, varrebbero a quel punto diversi milioni di euro.

Scatta l’allarme, le porte del magnifico palazzo che dà su piazza San Marco chiudono blindando all’interno i turisti. La speranza di curatori e inquirenti, in attesa che arrivi la Scientifica da Roma, è di aver così chiuso all’interno anche i ladri. Una speranza mandata in fumo dai video delle telecamere interne.

Nei quali si vedrebbero due uomini al lavoro sulla teca in questione. E mentre uno evidentemente sta scassinando la serratura, l’altro lo copre in modo da non destare (troppi) sospetti. Nella folla i due si mescolano, dopo essersi infilati senza tanti complimenti i preziosi in una tasca interna della giacca, e si dirigono sicuri verso l’uscita. Dove, purtroppo, svaniscono ben prima che qualcuno si accorga di loro. Un colpo da professionisti, ovviamente, messo a punto passo per passo durante i mesi di esposizione. «Bisogna capire cosa non ha funzionato», ha detto il questore Vito Gagliardi, «la teca è stata aperta come fosse una scatoletta mentre l’allarme, se ha funzionato, è partito con ritardo».

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