Giappone. A Fukushima si tenta di bloccare fuga radioattiva verso l’oceano

Gli operai sono impegnati in una dura e lunga battaglia per impedire una catastrofe nucleare alla centrale di Fukushima, da questa mattina, stanno tentando di colmare una crepa in una cavità da dove fuoriesce acqua altamente contaminata diretta verso l’Oceano Pacifico.

Un consigliere del primo ministro giapponese Naoto Kan ha stimato che ci vorranno parecchi mesi per arrestare le fughe radioattive prodotte dai quattro dei sei reattori di Fukushima.

In questa regione del nord est del Giappone, devastata da un sisma e da uno spaventoso tsunami, circa 25.000 militari giapponesi e americani continuano, per la terza giornata consecutiva, a rastrellare il litorale e a solcare la costa alla ricerca di vittime.

Tre settimane dopo la tragedia, il bilancio sempre provvisorio della polizia giapponese stabilisce 12.009 morti confermati e 15.472 dispersi, i cui corpi, probabilmente, sono stati trascinati dall’onda del maremoto al largo dell’oceano.

La centrale di Fukushima, situata sulla costa del Pacifico,  a circa 250 km dalla metropoli di Tokio con i suoi 35 milioni di abitanti, era stata realizzata in modo da poter resistere ad uno tsunami di 6 metri, ma non ad un’onda gigante di 14 metri.

L’11 marzo, i suoi sei reattori si sono bloccati automaticamente fin dalla prima scossa del terremoto di magnitudino 9.  Ma lo tsunami,  che è seguito alcuni minuti dopo,  ha completamente  sommerso d’acqua i circuiti elettrici e le pompe di raffreddamento del combustibile nucleare.

Pertanto, quattro reattori hanno iniziato subito a surriscaldarsi pericolosamente, provocando esplosioni e fuoriuscite di fumi radioattivi. Centinaia di tecnici della società Tokio Electric Power (Tepco), sono riusciti, al caro prezzo della loro vita, a dominare il processo infernale, annaffiando continuamente le rampe di accesso alle lance antincendio e installando le pompe di emergenza.

Questo incidente, più grave della catastrofe nucleare di Chernobyl del 1986, “è una dura e lunga battaglia”, ha riconosciuto Goshi Hosono, consigliare del primo ministro Kan.

“Occorreranno parecchi mesi prima di bloccare le fughe radioattive. La più grande sfida riguarda circa le 10.000 barre di combustibile consumato, la cui rilavorazione necessiterà di molto molto tempo”, ha aggiunto. L’obiettivo della Tepco è di ristabilire l’alimentazione elettrica per fare funzionare i circuiti di raffreddamento dei quattro reattori danneggiati. I reattori 5 e 6 sono stati, fortunatamente,  risparmiati dalla catastrofe.

Ma i progressi sono lenti, perché le enormi quantità di acqua utilizzata per la “lisciviazione” delle barre di combustibile hanno inondato le sale delle turbine e le gallerie sotterranee, impedendo qualsiasi intervento umano.

Un primo tentativo di colmare la fenditura di 20 cm col cemento è fallito, ieri, sabato. Alcuni tecnici contavano, oggi, di utilizzare una colla polimerica.

Una piattaforma galleggiante in acciaio di 136 metri di lunghezza e 46 metri di larghezza dovrebbe arrivare nei prossimi giorni di fronte alla centrale di Fukushima. I suoi serbatoi con una capacità di 10.000 tonnellate potrebbero servire a prelevare l’acqua contaminata della centrale.

Due chiatte della marina americana, inoltre,  stanno incanalando acqua dolce, travasandola in vasche, acqua utilizzata per il raffreddamento dei reattori, nei quali ogni giorno vengono iniettate  550 tonnellate di acqua.

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