Giappone. Sindrome cinese

Catastrofe Giappone. Iniezioni di azoto per evitare un’esplosione a Fukushima.

I tecnici della centrale nucleare di Fukushima (nord-est del Giappone) hanno iniziato, questa notte, ad iniettare forti quantitativi di azoto per prevenire un’esplosione in un reattore danneggiato ed impedire, così, un aggravamento dell’incidente nucleare, peggiore di quello avvenuto a Chernobyl 25 anni fa. 

Quasi quattro settimane dopo il terribile sisma dell’11 marzo, ma soprattutto dopo il gigantesco tsunami, che ha devastato la costa pacifica del nord-est di Tokio, provocando la morte di 27.000 persone, la crisi a Fukushima è ancora molto lontana dall’essere regolata. 

Pennacchi di fumo bianco, probabilmente formati da vapore di acqua radioattiva, continuano a sfuggire dai tre dei quattro reattori lesi. 

Le barre di combustibile nel nocciolo del reattore e nelle piscine di raffreddamento devono essere continuamente annaffiate, giorno e notte, fino a quando l’alimentazione elettrica ed i circuiti di raffreddamento verranno ristabiliti. 

Per impedire qualsiasi nuova esplosione sul sito, Tokio Electric Power (Tepco), gestore della centrale, ha deciso di iniettare, preventivamente, azoto nel reattore 1, dove si è accumulata un’importante quantità di idrogeno. 

Le prime due esplosioni che si sono prodotte il 12 e il 14 marzo, nei reattori 1 e 3 erano state causate proprio  dal contatto di questo gas con l’ossigeno. 

“I lavoratori hanno iniziato ad iniettare azoto gassoso alle ore 01,31 di questa mattina in Giappone (18,30 mercoledì, in Italia). Da quel momento, il livello della pressione è aumentato ed è stato confermato che il gas era penetrato correttamente nel reattore”, ha indicato un portavoce di Tepco.  

Gas inerte, l’azoto è regolarmente utilizzato nelle zone di stoccaggio sensibili per abbassare il livello di ossigeno nell’aria e sostituirnee così una parte dell’atmosfera.

Questa operazione “di neutralizzazione” dovrebbe durare sei giorni per un totale di 6.000 m3 di azoto, secondo Tepco, che prevede di iniettarlo anche nei reattori nn. 2 e 3 entro i prossimi giorni. 

Nessuna nuova fuga di acqua radioattiva dai reattori nell’oceano è stata segnalata, ha riferito l’agenzia di sicurezza nucleare, dopo la chiusura della crepa di 20 cm con cemento. Ma il rischio di contaminazione dell’ambiente marino non è altrettanto escluso, sottolineano gli esperti. 

Le operazioni di riversamento volontario in mare di 11.500 tonnellate di acqua leggermente radioattiva, (secondo Tepco), continuano per il quarto giorno consecutivo, nella zona che circoscrive la centrale. 

Quest’acqua inquinata, dirottata verso l’Oceano,  contiene soprattutto iodio 131, la cui radioattività si dimezza ogni otto giorni e cesio 137, che resta in attività per molti decenni. 

I prodotti del mare sono alla base dell’alimentazione giapponese. 

“Il problema più importante è la concentrazione elevata di cesio lungo le coste dove l’acqua contaminata è stata riversata”, spiega Masayoshi Yamamoto, il professore di radiologia dell’università di Kanazawa. “I piccoli pesci che vivono vicino alla costa, come sardine e sgombri, o come i molluschi, rischiano di assorbirne un elevato quantitativo. Ma le sostanze radioattive potrebbero anche depositarsi sul fondale marino, dove i pesci cercano il loro cibo”. Ha sottolineato.

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