Giovane nuotatore “tosato” a Vicenza: se la rasatura è un rito, ora resta da spiegare la croce

9 novembre 2012 13:290 commentiDi:

I genitori l’avevano visto tornare a casa, dopo la gara di nuoto in Svizzera, a testa bassa e con un cappellino sulla testa. Per loro non era normale che il figlio undicenne non riuscisse a guardarli negli occhi. E così, scoperta la rasatura e la croce, è scattato l’allarme. Hanno infatti presentato un esposto contro i due allenatori e un’altra atleta della piscina di Vicenza, denunciando un abuso dei mezzi di correzione. Secondo loro la rasatura era stata inferta al figlio come punizione per aver mangiato solo mezza banana e aver perso il tesserino, che si sarebbe così aggiudicato i due cartellini gialli che avrebbero scatenato l”azione correttiva. Traumatizzandolo.

Di parere ovviamente opposto sulle motivazioni della rasatura, l’allenatrice Gloria Bacchin e l’atleta Giulia Ponzo, che ieri sera sono state ascoltate dalla squadra mobile della questura di  Vicenza. La Ponzo, 21 anni, ha infatti ammesso almeno di essere stata l’esecutrice materiale del taglio dei capelli, nello specifico della croce, ma l’allenatrice ha tenuto a precisare che le uniche “punizioni” inflitte agli atleti particolarmente indisciplinati sono state, da sempre,  flessioni, addominali e qualche vasca in più. Dunque niente rasature a scopo correttivo.


E qui entra in causa anche il mondo della piscina. Dalle dichiarazioni rilasciate alla questura si viene a sapere infatti che la rasatura dei capelli rappresenta tra i nuotatori una sorta di “rito di passaggio“, al quale gli atleti, anche i più giovani, si sottopongono spontaneamente e di buon grado, prima delle gare internazionali. A confermarlo, oggi, anche Federico Colbertaldo, 24 anni, campione italiano e primatista europeo, che a 15 è stato rasato da Rosolino, e che ricorda con gioia quel momento. Passi dunque la rasatura a scopo iniziatico.

Ma mentre è ancora alto il polverone delle possibili interpretazioni, i magistrati avranno il compito di ricostruire e chiarire questa sfaccettata vicenda. La domanda, tuttavia, che, anche all’attenzione della stampa, sembra essere ingiustamente scivolata in secondo piano è la seguente: perché proprio una croce? Forse la risposta a questa semplice domanda potrebbe indirizzare l’intera vicenda verso una possibile soluzione.






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