Auto pirata piomba su due giovani, muore ragazzo 21enne amico in gravi condizioni

Tragedia nella notte a Viareggio. Due ragazzi sono stati vittime di una loro pirata mentre camminavano lungo la darsena la bellissima città della Toscana. Purtroppo uno di loro, Andrea Lucchesi, un giovane di solo 21 anni è morto quasi sul colpo, l’elisoccorso non ha fatto in tempo a portarlo all’ospedale di Livorno il suo amico ventitreenne, Fabio Biagini., Risulta in gravi condizioni. Il ragazzo è stato sottoposto a un immediato intervento chirurgico e la sua prognosi risulta ancora riservata.

I due ragazzi sono stati travolti dalla vettura, il cui conducente non si è fermato: il 21enne è deceduto poco dopo essere giunto in ospedale, mentre il 25enne è grave all’ospedale di Livorno. Il pirata della strada è stato individuato e arrestato dai carabinieri di Viareggio.

Secondo una prima ricostruzione dei fatti, i due ragazzi erano appena usciti da un locale della zona, intorno alle 5 del mattino di domenica 4 febbraio, e si stavano probabilmente dirigendo verso la loro auto, quando sono stati investiti da una vettura che si è poi data alla fuga, il cui conducente non si è fermato a prestare soccorso. Ma non è riuscito ad andare molto lontano: i carabinieri, infatti, lo hanno fermato e identificato. Si tratta, come riporta il quotidiano La Nazione, di un 25enne di Torre del Lago che guidava una Lancia Y. La macchina è stata trovata parcheggiata poco lontano e riportava segni compatibili con l’investimento.

Il giovane l’aveva lasciata lì e si era incamminato verso casa a piedi. Dal numero di targa è stato poi semplice risalire al proprietario. I testimoni avevano indicato ai carabinieri la direzione di fuga e i modello dell’auto. Il pirata è stato arrestato per omicidio stradale e lesioni gravissime ed è in carcere a Lucca. Del caso si occupa il sostituto procuratore Salvatore Giannino. Sono in corso gli accertamenti per verificare se al momento dell’incidente fosse sotto effetto di alcol o droga, circostanze queste che sarebbero eventualmente aggravanti molto pesanti. Intanto, Andrea è deceduto per le ferite riportate mentre veniva trasportato in elicottero all’ospedale di Livorno, mentre il suo amico lotta ancora tra la vita e la morte.

TASSO ALCOLEMICO, test, limiti e sanzioni alla guida. Attenzione alla guida in stato di ebbrezza perché è un reato punito con diverse sanzioni a seconda del tasso alcolemico riscontrato del conducente al momento del fermo. Impariamo a conoscere bene quale è questo limite e in che modo donne e uomini lo superano in base alla quantità e tipologia della bevanda assunta. La legge stabilisce attualmente il limite di 0,5 grammi/litro di alcol nel sangue, limite oltre il quale il conducente viene definito in stato di ebbrezza e quindi soggetto a provvedimenti sanzionatori. Nel nuovo codice della strada approvato nel 2010, stabilisce la tolleranza zero per i conducenti con meno di 21 anni, per i neopatentati che hanno la patente da meno di 3 anni e per i conducenti professionali o di autoveicoli con patente C, D, E. Queste categorie non possono bere alcol quando guidano mentre per gli altri vale ancora il limite alcol-emico di 0,5 grammi/litro. Se si supera il limite – Quando si viene fermati con tasso alcolemico sopra la norma, il veicolo non può essere condotto dalla persona in stato di ebbrezza, per cui se non è possibile affidarlo ad altra persona lo stesso può essere fatto recuperare da un soggetto autorizzato ad esercitare l’attività di soccorso stradale e deposito per trasportarlo presso un luogo indicato dallo stesso trasgressore, oppure, in mancanza presso l’autorimessa del soggetto che ha proceduto al recupero stesso.

LE ECCEZIONI – Per neopatentati (patente da meno di tre anni), per chi ha meno di 21 anni e per i guidatori professionali o chi conduce veicoli che superano le 3,5 tonnellate vale la regola del tasso zero. Cosa dice la legge La normativa attuale italiana stabilisce come valore limite legale il tasso di alcolemia di 0,5 g/litro: guidare un veicolo oltre questo limite – e quindi in stato di ebbrezza – costituisce un reato, punito, oltre che con la perdita di 10 punti della patente, con le severe sanzioni previste dagli articoli 186 e 186 bis del Codice della Strada: Guida con tasso alcolemico compreso tra 0,5 e 0,8 g/l – ammenda da 500 a 2000 euro, – sospensione patente da 3 a 6 mesi. Guida con tasso alcolemico tra 0,8 e 1,5 g/l – ammenda da 800 a 3200 euro, – arresto fino a 6 mesi, – sospensione patente da 6 mesi ad 1 anno.

Guida con tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l – ammenda da 1500 a 6000 euro, – arresto da 6 mesi ad un anno, – sospensione patente da 1 a 2 anni, – sequestro preventivo del veicolo, – confisca del veicolo (salvo che appartenga a persona estranea al reato). La patente di guida è sempre revocata quando: – il reato è stato commesso da conducente di autobus o di veicolo destinato al trasporto merci (con massa complessiva a pieno carico superiore alle 3,5 t), – in caso di recidiva biennale (cioè se la stessa persona compie più violazioni nel corso di un biennio). La revoca della patente viene inoltre disposta quando il conducente, con tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l o sotto l’influenza di droghe, ha provocato un incidente. Le pene previste dall’articolo 186 comma 2 e 186 bis comma 3 del Codice della Strada sono raddoppiate se il conducente in stato di ebbrezza provoca un incidente stradale (in questo caso è disposto il fermo amministrativo del veicolo per 180 giorni, salvo che appartenga a persona estranea all’illecito). Rifiuto di sottoporsi all’accertamento alcolimetrico L’accertamento alcolimetrico è eseguito attraverso uno strumento chiamato etilometro che misura la quantità di alcol contenuta nell’aria espirata. L’esame viene ripetuto due volte, effettuando due misurazioni successive a distanza di 5 minuti l’una dall’altra. Il rifiuto di sottoporsi all’accertamento del tasso alcolemico è reato ed è punito, oltre che con la perdita di 10 punti della patente di guida, con le stesse pene previste per chi guida in stato di ebbrezza con tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l.

Dal primo esordio dell’intero suo corpus il “maestro di coloro che sanno” pone alla base del metodo scientifico il concetto di definizione e il contrasto all’equivocità semantica del linguaggio, ciò che costituirà il punto di partenza della sua costruzione logica e ontologica della conoscenza. Per una curiosa evenienza il primo scopo che dobbiamo proporci è precisamente un esercizio di questo genere in quanto una serie di vicende storiche ha portato all’inserimento nel lessico della criminologia di due locuzioni molto simili che devono essere precisamente analizzate:  Crimine di strada  Criminalità della strada (o stradale). La prima locuzione, traduzione dall’inglese street crime, ha una valenza marcatamente sociologica, e un’importanza assoluta nella qualificazione di fenomeni di grande rilievo afferenti la percezione della sicurezza, il concetto di sicurezza urbana ecc. ma tecnicamente non individua in modo preciso delle fattispecie, e in un certo senso è  fuorviante.

Ad esempio, ricadono nella nozione di “crimine di strada” condotte alquanto eterogenee, legate allo spaccio di stupefacenti, alla prostituzione, al vandalismo, ai reati contro il patrimonio, che hanno struttura affatto diversa tra loro e sono sinteticamente legate dall’essere (prevalentemente) condotte nello spazio collettivo simbolicamente rappresentato dalla “strada”, e dall’essere agite da soggetti devianti (ipoteticamente) affini tra loro quando non sovrapponibili. Una prova dell’imprecisione terminologica si evince dal fatto che nella medesima nozione ricadono fenomeni quali il furto in casa o il taccheggio nei negozi, che non hanno in realtà come teatro operativo la strada.

Sicché occorre sottolineare questo aspetto del concetto di “crimine di strada”, ossia che esso è una costruzione culturale molto utile come variabile di una funzione che ha per co-dominio un altro oggetto di studio, ossia il fenomeno psicologico della percezione della sicurezza. Consiste peraltro in un termine equivoco che può essere connotato per lo più in maniera negativa, ossia contrapponendolo ad altre macrocategorie concettuali più oggettivamente definite. Così il “crimine della strada” è diverso dalla “criminalità organizzata”, che ha elementi di individuazione molto forti, come pure è diverso dal “crimine dei colletti bianchi”, esso pure più certamente qualificabile. Dal punto di vista del contenuto “crimine di strada” è una sorta di categoria residuale, ma molto ampia e interessante. Viceversa “criminalità della strada” è una locuzione molto più precisa semanticamente e può essere collegata alla nozione dei crimini (in senso più o meno esteso) direttamente afferenti la circolazione stradale o a questa collegati strettamente.

Su questo tipo di criminalità e in particolare sulle dinamiche di un suo sottoinsieme concentreremo l’analisi successiva. Tuttavia, al fine di completare l’inquadramento preliminare, dobbiamo ora porre in relazione i due concetti che abbiamo distinto e confrontarli. In che relazione sta la criminalità stradale, nozione che abbiamo definito con sufficiente precisione, con il crimine di strada, macrocategoria concepita con differenti metodi e propositi? Prendendo come punto di partenza il procedimento per sottrazione al quale abbiamo accennato prima, certamente la criminalità stradale è affine al concetto di street crime in quanto non presenta caratteri di individuazione decisivi, raccoglie (come vedremo) condotte anche eterogenee e queste in vari punti sono abbastanza simili a condotte devianti comunemente associate al crimine di strada in generale. Si pensi ad esempio alla guida sotto l’effetto di alcool/stupefacenti (tipico caso di criminalità stradale) in correlazione ai fenomeni di tossicodipendenza ed etilismo (tipiche forme devianti ricadenti nella nozione di crimine di strada).

Meno evidente appare il collegamento se si considera come punto di partenza il motivo sociologico dal quale nasce la nozione di crimine di strada, ossia il fenomeno della percezione della sicurezza e il sentimento di insicurezza esistenziale e diffusa. Fino a che punto incide l’insieme dei fenomeni di criminalità stradale nella genesi di questo sentimento? Semplificando in modo rozzo si potrebbe dire che la gran parte dei fatti di criminalità stradale, essendo correlati almeno parzialmente a condotte colpose, sono ascrivibili attraverso una euristica di semplificazione a “incidenti”, e di qui trattati cognitivamente con criteri diversi rispetto ai fatti di criminalità diffusa (il core del crimine di strada), che sono invece manifestazioni più o meno esplicite di “cattiveria”. Di qui la possibile separazione dei due temi e dei rispettivi campi di azione, che possono essere semplificati in una rappresentazione allegorica: una persona qualunque che viva in un paese molto piccolo dove non vi siano grandi arterie di traffico e circolino poche auto probabilmente non avrà grande timore della criminalità stradale e tuttavia sarà assai verosimilmente guardinga verso zingari e drogati, ammesso che ne abbia mai visto uno, con ciò contraddicendo ogni ragionevole previsione sui rischi che più concretamente corre la sua sicurezza personale. Ma contro questa semplificazione bisogna rievocare le considerazioni più moderne relativamente al concetto di “insicurezza”, cui abbiamo appena accennato, qualificando come “esistenziale” il sentimento di insicurezza che affligge le persone. A tale riguardo alcune mature riflessioni hanno rivisto la nozione di “insicurezza” estendendone la portata ben oltre la originaria dimensione della paura di essere vittimizzati da forme tradizionali di delinquenza. E questo aspetto verrà sviluppato nell’esame che terremo, verificando se possibile anche questo tipo di relazione.

Tipologia della criminalità stradale. Una volta definita preliminarmente la nozione come sopra, possiamo procedere ad una raccolta della casistica relativa alla criminalità stradale a  partire dall’esperienza operativa, proponendo alcuni raggruppamenti per affinità, i quali si riveleranno utili nella successiva fase interpretativa. La criminalità stradale può dunque essere suddivisa in alcune famiglie di violazioni come segue: . reati colposi contro la persona, lesioni e omicidio, sanzionati dagli artt. 589, 590 C.P. come esito di gravi incidenti stradali; . reati contravventivi di pericolo, guida sotto l’effetto dell’alcol o di stupefacenti, sanzionati rispettivamente dagli artt. 186 e 187 N.C.d.S.; . violazioni di varia natura relative alla regolarità amministrativa della guida, comprendendo una quantità di aspetti quali le formalità di registrazione del veicolo (art. 94 sgg N.C.d.S.), la targatura (art. 100 N.C.d.S.), la revisione (art. 80 N.C.d.S.), la copertura assicurativa R.C.A. (art. 193 N.C.d.S.), il conseguimento della patente (art. 116 N.C.d.S.) e la sua regolarità in ordine a rinnovo (art. 126 N.C.d.S.) o sospensione/ritiro (artt. 216 e 218 N.C.d.S.). Essendo tutte queste condizioni dimostrate attraverso appositi documenti, a queste violazioni se ne aggiungono una quantità di altre connesse alla contraffazione dei suddetti documenti, in parte sanzionate dalle già citate norme, in parte dai reati di cui agli artt. 470, 482, 485, 489 C.P.; 4. violazioni amministrative relative alle norme di comportamento nella condotta del veicolo o alle sue caratteristiche tecniche, sanzionate da una quantità di articoli del codice della strada e della normativa stradale complementare; . delitti di pirateria della strada (art. 189 N.C.d.S.), gare clandestine di velocità (art. 9bis N.C.d.S.), truffe anche assicurative (artt. 640, 642 C.P.), furto, ricettazione e riciclaggio di veicoli (artt. 624, 625, 648, 648bis C.P.). La suddivisione nelle cinque categorie proposta trova la sua ratio nella diversità di percezione che evidentemente tali violazioni suscitano. Le violazioni del punto 4 sono parte dell’ordinarietà quotidiana per gli utenti della strada e suscitano emozione solo nei casi più eclatanti (altissime velocità tenute, sorpassi azzardati, mancanze di precedenza pericolose). Quelle del punto 3 sono, in sostanza, quasi vicende personali dell’interessato e suscitano un modesto interesse nei terzi. Quelle del punto 1 sono di grande gravità, ma fatalmente collegate ad eventi accidentali. Quelle del punto 2 suscitano, almeno in una quota della popolazione, una qualche reazione di riprovazione o biasimo sociale, sebbene poi non del tutto uniformemente diffuso. Quelle del punto 5 sono senz’altro le violazioni che maggiormente suscitano riprovazione equanime, e incarnano alcune delle forme più odiose di antisocialità attualmente esecrate unanimemente. Della violazione di pirateria intendiamo proseguire l’esame accuratamente, ma occorre tenere ben presenti anche le altre violazioni di criminalità

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