Grecia fuori dalla crisi?

19 dicembre 2012 19:410 commenti

Primi segnali di uscita dalla crisi e dal rischio ‘Default’ per la Grecia. Sopra il cielo di Atene le nuvole stanno lentamente scomparendo e il peggio sembra quasi essere passato.

L’Agenzia di Rating Standard & Poor’s, a sorpresa, ha aumentato il rating della Grecia, passandolo dal livello ‘Selective default’ al livello ‘B-‘.

► Rischio crisi anche in Svezia?

Un buon risultato che segna l’inizio di una nuova avventura finanziaria.

A far cambiare (in meglio) l’idea dell’Agenzia S%P è sicuramente l’ottimo risultato conseguito durante l’operazione di buyback sul debito greco. Proprio in quei giorni il colosso del rating ha deciso di aumentare la sua valutazione.

Pesano, in positivo, anche le ottime (buone) azioni svolte dai Paesi membri dell’Unione Europea. Tutte le Nazioni che afferiscono all’Eurozona, infatti, successivamente ad un grande dibattito, hanno deciso di mantenere Atene e il suo Parlamento all’interno della zona dell’Euro.

►Non c’è accordo sul bilancio UE


Il comunicato rilasciato da Standard & Poor’s (agenzia che ha tenuto conto anche di ciò), è dunque portatore di notizie che fanno sorridere i greci. Si legge che “La revisione al rialzo riflette l’ opinione dell’Agenzia circa la forte determinazione degli stati membri dell’Unione Economica e Monetaria europea (eurozona) a tutelare la presenza della Grecia nell’Eurozona”.

La valutazione di S&P è dunque ottima e in virtù di ciò, probabilmente, il Paese trascorrerà un Natale molto più sereno.

I conti fatti dagli economisti cominciano ad avere un ‘rosso’ meno forte ed il debito potrebbe essere presto un lontano ricordo, così come il rischio default.

Nel frattempo, dopo aver incassato 7 miliardi di euro nella prima tranche di aiuti provenienti dai Paesi membri dell’Unione, oggi il Governo greco ha ricevuto 34,3 miliardi.

La somma è stata incassata successivamente alla nuova tranche di aiuti Ue.

Come verranno spesi i nuovi fondi?

Un funzionario di Governo della Grecia ha fatto sapere che gli introiti serviranno in parte (11,3 miliardi) a finanziare l’operazione necessaria al riacquisto dei Titoli di Stato.

Buona parte, invece, verrà spesa per finanziare la fondamentale ricapitalizzazione delle banche.

 

 






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