I segreti dell’uccisione di Bin Laden in un libro

29 agosto 2012 15:490 commenti

Si chiama “No Easy Day” l’attesissimo libro in cui un Navy Seals che ha partecipato al raid ad Abbottabad conclusosi con l’uccisione di Osama Bin Laden racconta gli ultimi istanti di vita del fondatore di al-Quaeda. Il libro uscirà il 4 settembre, tuttavia sono giunte alcune anticipazioni dall’Huffington Post, che ha avuto la possibilità di visionarne una copia in anteprima.

Tra i vari dettagli trapelati, quello che senza dubbio sta facendo parecchio discutere riguarda l’assenza di armi nelle mani di Bin Laden. Secondo il racconto, infatti, l’uomo era disarmato, nella sta stanza c’era un kalashnikov e una pistola makaro ma entrambi i caricatori erano vuoti.

Mark Owen – questo lo pseudonimo utilizzato dall’autore del libro – racconta nei minimi dettagli le fasi dell’uccisione di Bin Laden, dall’irruzione nella casa ai primi due colpi che hanno lo hanno fatto cadere a terra, fino alla descrizione degli indumenti indossati (maglietta senza maniche, una tunica e un paio di pantaloni). Owen racconta anche di diverse donne piangenti al fianco di Bin Laden, le stesse a cui sono state rivolte alcune domande affinché si fosse certi di aver ucciso proprio il capo di al-Quaeda.


Nel libro il Navy Seals racconta anche il mancato rispetto degli ordini arrivati dai superiori, che avevano chiesto di catturare l’uomo vivo, purché non costituisse una minaccia. Dalla ricostruzione, sempre che sia vera, si evince non solo la mancata resistenza opposta da Bin Laden ma anche la sua incapacità a farlo, vista l’assenza di armi.

Non mancano poi risvolti politici, in quanto i membri della squadra d’assalto sarebbero addirittura arrivati a scherzare sull’ipotesi di non uccidere o catturare Bin Laden per evitare che questo potesse avere dei risvolti positivi sulla carriera di Obama, che si sarebbe ovviamente preso il merito dell’operazione. La scarsa simpatia verso Obama si percepisce anche nella parte successiva del libro, quando durante la visita alla Casa Bianca Owen ricorda la promessa del Presidente, che avrebbe invitato i membri della squadra a tornare per una birra alla Casa Bianca senza però mai telefonarli realmente per un successivo incontro.






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