Il Capitale Umano: 3 ragioni per cui Virzì dovrebbe vincere l’Oscar

Il Capitale umano di Paolo Virzì è candidato agli Oscar nella categoria Miglior film straniero. L’Italia dunque tenta il colpaccio del bis. Mentre il regista è impegnato a New York per la campagna promozionale della pellicola noi vi segnaliamo tre motivi per cui meriterebbe di vincere. Il primo è frutto di mero campanilismo: Il Capitale umano merita di vincere perché è italiano.

OSCAR: DOPO LA GRANDE BELLEZZA TOCCA A IL CAPITALE UMANO?

Dopo le polemiche conseguite all’attribuzione dell’Oscar per La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino, viene da cercare un po’ d’orgoglio nell’essere italiani, a prescindere che si vinca meritatamente o meno. Ma, proprio come era La Grande Bellezza, Il Capitale umano è italiano anche nella sua essenza: mette a confronto generazioni attuali con una capacità descrittiva in grado di fotografare la realtà e non solo di raccontarla. Ma evidentemente questo confronto generazionale incuriosisce anche società diverse dalla nostra: non solo infatti il film è candidato agli Oscar ma pare che l’India si sia fatta avanti con una proposta per acquistare i diritti per un remake. Il terzo e ultimo motivo per cui Il Capitale umano merita di vincere l’Oscar è l’atteggiamento con cui il regista sta affrontando questa grande sfida, con ironia ed umiltà. Intervistato dall’Ansa infatti Virzì ha dichiarato all’agenzia: “Sarà difficile. In gara ci sono 82 Paesi con film bellissimi. Cercheremo di non sfigurare, per ora le recensioni sono tutte molto buone”. Insomma Virzì sembra preferire il realismo ai sogni e quindi, almeno per adesso, tutti con i piedi per terra.

E’ però che in molti hanno sintetizzato il senso del film di Virzì candidato al premio Oscar come anti-Dolce vita ma il regista non ci sta e sottolinea come nel film, per quanto crudo, ci sia un messaggio di speranza e di ottimismo: “E’ indubbio che racconta il lato sinistro che si nasconde dietro il benessere ma è un viaggio che attraversa diverse classi sociali, non solo l’alta borghesia, ma anche la media e il sottoproletario legate, tutte, dall’oppressione dei più giovani”. Un plauso all’opera di Virzì può essere fatto proprio per questo suo coraggio nel raccontare il dramma dei veri ultimi di questa società: i giovani.

 

 

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