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Israele insiste sulla sua posizione

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All’indomani del sanguinoso attacco da parte del Tsahal (la forza armata dello stato di Israele), contro una flotta pro-palestinesi, lo Stato Ebreo ha avvertito che sarà impedito, a qualsiasi imbarcazione umanitaria internazionale, di avvicinarsi alle coste di Gaza.

Malgrado la mobilitazione internazionale suscitata dall’assalto militare, Israele non intende ammorbidire la sua posizione, ha riferito il vice ministro della Difesa Matan Vilnai, il giorno dopo la collisione israeliana, che ha provocato la morte di almeno nove persone, tra i quali civili. 

Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha espresso il suo rammarico per la perdita di vite umane e la violenza in cui ha avuto luogo. 

Una ONG turca alla guida della “Freedom Flottilla” diretta verso la Striscia di Gaza,  un’organizzazione umanitaria attiva in oltre cento Paesi (Israele l’ha bandì  nel 2008 per la sua partecipazione alla “Union of  Good”, unione di 50 organizzazioni islamiche internazionali, che fornisco sostegno ad Hamas) ha parlato di almeno 15 morti tra i membri della flotta. 

La maggior parte delle vittime erano cittadini turchi. I sei battelli della “Flottiglia della Libertà” sono stati bloccati nel porto di Ashdod. Tra i passeggeri, 48 sono stati espulsi, 45 ricoverati e 480 detenuti in una prigione di Ashdod. Questi dovrebbero essere interrogati nel corso della giornata. 

Le autorità hanno già dichiarato la loro intenzione di espellere i membri dell’operazione e di trattenere solo coloro che rifiuteranno di collaborare. 

A New York, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha richiesto, questa mattina a Israele, un’inchiesta imparziale e l’immediato rilascio degli attivisti arrestati e delle loro navi. 

Inoltre il Consiglio di sicurezza dell’Onu, sta tentando di trovare soluzioni ottimali al fine di concordare un testo comune dopo gli eventi verificatisi Lunedì.