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Israele rifiuta inchiesta internazionale

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Binyamin Netanyahu sta cercando un compromesso che soddisfi Washington senza provocare  disappunto tra il personale delle Forze di Difesa israeliane.

“Lasciar cadere l’onda di ipocrisia che sta investendo il mondo contro Israele”: questa è la tattica adottata da Netanyahu.

Il Primo Ministro ha ordinato la liberazione dei circa  700 attivisti pro-palestinesi, arrestati  Lunedi notte, a bordo delle loro navi.

Questi sono stati rimpatriati senza procedere ad alcuna azione penale, contrariamente a quanto era stato previsto inizialmente.

I corpi dei nove passeggeri uccisi, tra cui un cittadino americano di origine turca e dei feriti (ad eccezione dei sette attivisti intrasportabili) sono stati trasferiti in Turchia.

In questo modo le carceri israeliane sono state svuotate ma solo, per alleviare alcune tensioni con Ankara, che ha minacciato ritorsioni nel caso in cui non fossero stati liberati rapidamente i prigionieri turchi.

Sul fronte diplomatico, Netanyahu sta cercando di disinnescare una seconda mina, negoziando discretamente con gli americani circa la costituzione di una commissione d’inchiesta internazionale, sulla questione.

Il primo ministro israeliano si impegnerebbe ad istituire una commissione esclusivamente interna, responsabile di “verificare” i fatti accaduti.

“Siamo grandi abbastanza per condurre la nostra indagine, Israele è un paese democratico e non una repubblica delle banane”, ha commentato Moshe Yaalon, vice primo ministro, mentre il ministro degli Esteri, Avigdor Lieberman, ha dichiarato che “il suo paese non ha nulla da nascondere e non ha bisogno di un tutore straniero”.

Queste dichiarazioni tuttavia creano un profondo malessere; secondo un sondaggio, quasi i due terzi degli israeliani ritengono che la flottiglia sarebbe dovuta essere intercettata in un “modo diverso”.

L’opinione pubblica israeliana resta profondamente divisa sulla necessità o meno di una commissione d’inchiesta. Ma la comunità internazionale richiede invece  di far luce.

Per trovare un compromesso si stanno proponendo diverse opzioni, compresa la partecipazione di “osservatori” americani, che garantirebbero la “trasparenza” delle indagini.

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