La Difesa si difende, 17 euro per un rotolo di carta non comune

Il 2015 inizia all’insegna delle polemiche sugli sprechi pubblici. Dopo lo scandalo del record di certificati medici per i vigili urbani a Roma durante la notte di Capodanno, Il Messaggero ha fatto i conti in tasca al Ministero della Difesa pubblicando cifre di fronte alle quali non si può restare indifferenti. La fonte è la Gazzetta Ufficiale: sono stati spesi per l’acquisto di 2 mila rotoli di carta ben 34.300 euro. A conti fatti i cittadini hanno speso la bellezza di 17 euro per ogni rotolo di carta. Un prezzo assolutamente spropositato che la dice lunga su come il Ministero della Difesa conduca le sue scelte in un momento in cui nelle caserme manca spesso anche la carta. Ma tanto è. Il Ministero della Difesa italiano ha speso 17 euro per un rotolo di carta. 

E pensare che la cifra è stata anche scontata rispetto al preventivo iniziale che era addirittura di 40.983 euro. Immediata la risposta dell’Esercito che ha fatto sapere in una nota che si tratta di rotoloni non comuni ma fatti di un “materiale particolare, necessario per la manutenzione delle armi, che deve rispondere a specifiche caratteristiche tecniche quali resistenza a stress da fuoco, impiegabile in condizioni di temperature estreme”. Non un comune prodotto da cancelleria quindi ma uno strumento tecnico “utilizzato anche in particolari situazioni operative dai Reparti della Forza Armata impiegati Fuori Area come ad esempio in Afghanistan e Libano, che deve garantire particolari requisiti di resistenza alla trazione, capacità di assorbimento di acqua e olio senza lasciare residui dopo l’uso”. Conclude quindi la nota che il prezzo del rotolo di carta è giustificato perché non è, come si potrebbe credere, un materiale facilmente reperibile sul mercato come lo sono invece altri comuni rotoloni. Basterà questa giustificazione a placare le polemiche? Di certo ad onor di cronaca era doverosa riportarla perché in un clima di tensione come quello attuale bisognerebbe evitare in tutti i modi certe situazioni ambigue. Ma le perplessità restano.

 

 

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