Legge sulla procreazione assistita incoerente secondo Corte Ue

28 agosto 2012 12:470 commenti

La Corte europea dei diritti umani ha definito incoerente una parte della legge italiana sulla procreazione assistita, in particolare quella riguardante la diagnosi preimpianto e i soggetti che possono ricorrervi. Tale normativa, ricordiamo, prevede la possibilità di ricorrere alla ricerca clinica e sperimentale su ciascun embrione umano a condizione che si perseguano finalità esclusivamente terapeutiche e diagnostiche ad essa collegate e finalizzate alla tutela della salute e allo sviluppo dell’embrione stesso, sempre che non siano disponibili metodologie alternative. La legge prevede inoltre che il ricorso a tale pratica sia consentito solo nel caso in cui ci siano problemi di sterilità o infertilità e solo se non ci sono altri metodi terapeutici efficaci.


La Corte europea è intervenuta sulla legge italiana in quanto si è trovata a dover giudicare il caso di una coppia di coniugi che avevano presentato ricorso nel 2010 dopo che, in seguito alla nascita del loro primo figlio affetto da fibrosi cistica, avevano scoperto di essere entrambi portatori sani della malattia e, volendo avere un secondo figlio, si sono trovati a dover fare i conti con il 25% di probabilità che nascesse affetto da fibrosi cistica e con 50% di probabilità che invece fosse portatore sano.  Per tale motivo hanno deciso di ricorrere alla procreazione assistita e alla diagnosi preimpianto, una pratica che però viene vietata dalla legge italiana in casi di questo tipo. Petanto, i due coniugi hanno presentato ricorso lamentando la violazione diritto al rispetto della vita privata e familiare da parte della normativa nazionale, che di fatto li discrimina rispetto alle coppie sterili e a quelle in cui l’uomo ha una malattia sessualmente trasmissibile, dal momento che in questi casi viene concessa la possibilità di ricorrere alla procreazione assistita.

Ebbene, la Corte europea ha accolto il ricorso presentato dai due coniugi, pertanto ha condannato l’Italia al pagamento nei loro confronti di un risarcimento di 15.000 euro (oltre al rimborso di 2.500 euro per le spese legali sostenute) e al contempo ha definito la legge sulla procreazione assistita incoerente, in considerazione dell’esistenza di un’altra legge che permette l’aborto terapeutico se il feto è affetto da fibrosi cistica.

 

 






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