Lettera salva Euro

9 dicembre 2011 15:270 commenti

Ha prodotto una tenue schiarita la maratona di consultazioni notturne tra i capi di Stato e di governo europei riuniti per il summit di Bruxelles, sul cui cielo si erano ieri addensate le nere nubi provenienti da oltre-Atlantico, con la notizia di un possibile declassamento del rating AAA dell’Unione Europea posto sotto osservazione dall’agenzia Standard & Poor’s, e sul quale incombeva la minaccia di una frattura tra gli stati membri (in particolare tra Francia, Germania e Gran Bretagna) che rischiava di mettere a rischio la sopravvivenza della moneta unica e la stabilità dello stesso progetto di integrazione.

Ad una convergenza si è dunque arrivati anche se, come detto, essa non è stata quella “forte” auspicata da Angela Merkel e Nicolas Sarkozy prima dell’inizio del vertice. Vi hanno infatti aderito solo i 17 paesi dell’eurozona più, per il momento, altri sei Stati (Danimarca, Lettonia, Lituania, Bulgaria, Polonia e Romania), mentre Repubblica Ceca e Svezia hanno rimandato la loro adesione all’accordo, che dovrebbe essere firmato entro Marzo, e deciso di ricorrere alle consultazioni dei rispettivi Parlamenti. Restano fuori dal patto Ungheria e soprattutto Gran Bretagna, risoluta nel difendere i propri interessi nazionali e decisa ad opporre il proprio veto a qualsiasi proposta di modifica dei Trattati. Europa a due velocità dunque.

La ricetta abbozzata in nottata per mettere al riparo l’Euro dagli attacchi degli speculatori, dando credibilità e tenuta alla moneta unica, si articola in quattro punti principali:

1) Patto fiscale, con il quale i paese che hanno aderito si impegnano ad inserire nelle proprie Costituzioni nazionali delle regole che in linea di massima assicurino il pareggio di bilancio: previste sanzioni quasi automatiche per i paesi il cui deficit strutturale (che non considera gli effetti espansivi o restrittivi del ciclo economico e quelli del rimborso sul debito) superi il livello limite, fissato allo 0,5% del Pil, o per i paesi che sfiorino il 3% nel rapporto deficit/Pil. La Corte di Giustizia è chiamata a verificare il rispetto di tali regole e applicherà sanzioni nel caso in cui tre quarti dei paesi aderenti si dichiareranno favorevoli.

2)Sarà anticipata all’estate 2012 l’entrata in vigore dell’Esm (European Stability Mechanism), il fondo ”salva Stati” permanente che andrà a sostituire l’Efsf (European financial stability facility) istituito nel 2010, e la cui dotazione, come richiesto dalla Germania, sale a 500 miliardi di euro. L’Esm sarà gestito dalla Bce e non avrà una licenza bancaria che gli consenta di attingere ai fondi della stessa Banca Centrale Europea.

3) Una somma di 150 miliardi di euro dovrà confluire nel Fmi e proverrà dalle banche centrali dei 17 paesi dell’eurozona. Altri 50 miliardi saranno finanziati da paesi esterni alla moneta unica.

4) Non sarà adottata strategia di far entrare il settore privato nella ristrutturazione del debito, rivelatasi fallimentare nel caso greco.

Dopo un avvio negativo le borse sembrano aver moderatamente apprezzato il parziale accordo: in crescita Piazza Affari, con l’indice Ftse Mib in rialzo del 2,05%.

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