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Libertà di stampa cercasi in Italia

Che fine hanno fatto tutti i Charlie di qualche settimana fa? In Italia in molti, dopo l’attentato in Francia, si sono fatti portavoce della libertà di stampa ma i dati del rapporto annuale di Reporter senza frontiere lasciano intendere che da questa prospettiva il nostro Paese ha ben poco da difendere.

L’analisi ha monitorato il livello di libertà di stampa in 180 Paesi: in Italia nel 2014 c’è stato un calo drastico di questo diritto basti pensare che abbiamo perso 24 posizioni nella classifica internazionale. Siamo così finiti al 73esimo posto, dietro la Moldavia e appena davanti al Nicaragua. Come si spiega questo crollo? Secondo Christophe Deloire, segretario generale di Rsf, a livello globale i fattori sono eterogenei: tra questi senza dubbio l’azione di gruppi islamisti estremisti come lo Stato Islamico o Boko Haram, che “si comportano come despoti dell’informazione”. Nel caso specifico dell’Italia i freni alla libertà di stampa sono invece la pressione della mafia sui giornalisti, troppo vittime di processi per diffamazione di dubbia logicità normativa. Insomma che si tratti di mafia o di terroristi, il modus operandi è lo stesso: paura o ritorsioni. Negli ultimi mesi i Paesi in assoluto più a rischio per i giornalisti sono stati la Siria (177esimo posto), la Cina (176), il Turkmenistan (178), la Corea del Nord (179) e l’Eritrea (180). Ai posti più bassi anche Iraq e Nigeria che hanno assistito a veri e propri ‘buchi neri dell’informazione’, come si legge nel rapporto. I Paesi che occupando i primi posti della classifica sono invece quelli della Penisola scandinava: la Finlandia in particolare si conferma per il quinto anno di seguito al primo posto, seguita da Norvegia e Danimarca. In Europa l’ultimo Paese per libertà di stampa è la Bulgaria ma neppure la Grecia si piazza bene. La Francia sale di un solo posto ma la classifica si ferma al 2014 quindi non prende in considerazione l’attacco alla redazione di Charlie Hebdo.

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