L’Is ha ucciso Sotloff dopo gli attacchi nel nord dell’Iraq [video]

3 settembre 2014 09:500 commenti

In Italia, con la sigla Is, si fa rifermento allo Stato Islamico, un’organizzazione terrorista che ha conquistato diverse zone dell’Iraq e della Siria ed ha diffuso un video della decapitazione di Steven Sotloff, un giornalista freelance americano.

stevensotloff

Steven J. Sotloff era un giornalista freelance americano, ucciso dall’Is che ne ha diffuso il video della decapitazione. L’ostaggio, nel video, è stato mostrato in ginocchio, proprio come l’altra vittima, James Foley, ucciso qualche settimana fa. Dietro di lui un boia con il volto coperto che tiene in mano un coltello.

Sotloff era stato rapito in Siria nell’agosto dell’anno scorso e tutti gli appelli della madre rivolti al leader dell’Is, sono stati vani. Il video del giornalista non è stato immediatamente autenticato ma la sua famiglia è convinta che il giornalista sia stato ucciso. Secondo i militanti islamici, la colpa delle uccisioni è da attribuire ad Obama.

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Nel video l’ostaggio in ginocchio affronta le telecamere e si presenta come il prezzo da pagare per la decisione presa dall’amministrazione americana, quella di colpire l’Is in Siria e nel nord dell’Iraq. Le decapitazioni hanno avuto come effetto l’avanzata dello Stato Islamico che adesso diventa forse la minaccia più urgente per gli USA impegnati su diversi fronti anche in Medioriente.

Il riferimento agli ultimi attacchi aerei, fatto dal boia, indica che il video (analizzato anche da una società di ricerca esperta di registrazioni jihadiste) è stato realizzato in tempi diversi rispetto a quello di Foley nonostante qualcuno abbia pensato in prima battuta che i due giornalisti fossero morti insieme.

Obama, da parte sua, aveva detto di non aver ancora definito la strategia da adottare in Siria, di voler costruire un contingente vasto prima di affrontare i terroristi. Per questo non ha annullato il suo viaggi in Europa dove parteciperà al vertice NATO e dove si parlerà della questione russa. La speranza è che la pressione generata dall’impatto emotivo dei video delle decapitazioni, non metta pressione ad Obama. La Casa Bianca, comunque, ha inviato truppe supplementari in Iraq per mettere al sicuro le strutture diplomatiche e il personale presente a Baghdad.

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