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Livigno la crisi uccide ancora

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A Livigno, il paese in provincia di Sondrio, famoso per la sua zona extradoganale, un imprenditore edile, con cento dipendenti si è ucciso ieri, ha scelto una morte orrenda per porre fine alla sua vita, si è impiccato all’Aquagranda, una grande struttura adibita a centro benessero, un’opera imponente, che lui stesso aveva realizzato, uno dei centri ricreativi più importanti d’Europa.

Luigi Cusini, questo è il nome dell’impresario, aveva 56 anni, i dipendenti sostengono che una causa, potrebbe essere “l’eccessiva esposizione con le banche e il timore di non riuscire più a pagare gli stipendi dei suoi operai”.

A trovare il corpo senza vita, dell’uomo impiccato, sono stati alcuni dipendenti che stavano ultimando alcuni lavori, nei parcheggi sotterranei dell’area benessere, inaugurata lo scorso dicembre.

Quale sarà stato il meccanismo, che ha fatto accendere la scintilla in una piccolissima frazione di secondo a Luigi Cusini? L’ansia, l’angoscia di non poter pagare un giorno i suoi lavoratori, la paura di essere coostretto a lasciare a casa 100 dipendenti, con le loro famiglie alle spalle.

Cusini Luigi, era un imprenditore stimato da tutti i cittadini di Livigno e di Sondrio, non solo per la quantità e la qualità dei suoi lavori edili, ma anche per la correttezza nei rapporti con il prossimo e con i suoi 100 collaboratori.

Sulla vicenda ora stanno indagano i carabinieri, alla ricerca del perché di questo gesto disperato, ma che forse mai nessuno conoscerà, Luigi infatti, non ha lasciato nessuno scritto di spiegazione.

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