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Una sentenza della Corte di Cassazione ha suscitato forti polemiche stabilendo la non obbligatorietà della custodia cautelare in carcere per i sospettati di delitti sessuali e lasciando al giudice la libertà di decidere per misure cautelari alternative.

Lo stupro di gruppo non è reato punibile col carcere

sentenza Corte CassazioneIl carcere non scatterà più automaticamente per chi è sospettato di reati sessuali ma il giudice, in attesa del processo, potrà decidere per misure cautelari alternative alla detenzione in istituto. A deciderlo è la Corte di Cassazione che ha annullato una ordinanza del Tribunale del riesame di Roma accogliendo il ricorso di R.L. e L.B., due giovani ciociari accusati di aver violentato in gruppo una sedicenne di Sora e detenuti in carcere in attesa dell’iter giuridico. Il giudice, secondo quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, dovrà rivedere le proprie valutazioni tenendo conto dell’interpretazione estensiva di una sentenza della Corte Costituzionale del 2010.

Nel 2009, a seguito di un moltiplicarsi degli episodi di violenza contro le donne che provocò un diffuso allarme sociale, il Parlamento approvò delle misure di contrasto che prevedevano, tra le altre, l’obbligatorietà e l’automaticità della custodia cautelare in carcere per i delitti di prostituzione e pornografia minorile, atti sessuali con minorenni, violenza sessuale e violenza sessuale di gruppo. La sentenza cui fa riferimento la Corte di Cassazione, tuttavia, è quella con cui nel 2010 la Corte Costituzionale ha ritenuto tale norma in contrasto con alcuni articoli della Costituzione, in particolare il 3 (uguaglianza davanti alla legge), il 13 (libertà personale) e il 27 (funzione della pena), ed ha mantenuto l’obbligatorietà della custodia cautelare in carcere solo per gli indagati di criminalità organizzata, lasciando al giudice la libertà di disporre misure alternative per i sospettati di reati sessuali.

Negative le reazioni delle donne, secondo cui si tratta di una decisione inaccettabile. L’avvocato Giulia Bongiorno, fondatrice con Michelle Hunziker di una associazione per la difesa delle donne vittime di violenza, parla di una sentenza sbagliata che non condivide né come donna né come tecnico del diritto. Dello stesso parere Mara Carfagna, secondo cui con questa sentenza si fa marcia indietro su un disegno di legge che prevedeva tolleranza zero per i reati di violenza contro le donne. L’ex ministro per le Pari Opportunità chiarisce che: “Le aggravanti per i reati di violenza sessuale furono introdotte proprio per evitare lo scempio della condanna senza un giorno di carcere per chi commette un reato grave come questo”.

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