Marinai italiani liberati perché insopportabili

9 gennaio 2013 20:230 commenti

Il comandante Emiliano Astarita, il primo ufficiale Salvatore Mastellone e il motorista Giuseppe D’Alessio sono stati rapiti la notte del 23 dicembre 2012 mentre si stavano dirigendo verso Port Harcourt. Ma si è trattato di un rapimento anomalo perché i setti uomini armati che hanno assaltato l’imbarcazione hanno portato con sé solo quattro uomini, invece che l’intero equipaggio come solitamente accade.

Un lungo lavoro diplomatico ha portato alla liberazione dell’equipaggio alle ore 23.10 dell’8 gennaio, avvenuto solo grazie all’impegno dell’intelligence italiana e senza il pagamento di alcun riscatto. I marinai rapiti erano stati portati sul Delta del fiume Niger, una zona molto critica del paese, dove sono rimasti per tutto il tempo della loro prigionia.

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I ragazzi stanno bene, non hanno subito violenze di alcun tipo, ma solo una grande paura sulla loro sorte, svanita nel momento stesso in cui è avvenuta la liberazione. La prima telefonata è stata fatta dal comandante Emiliano Astarita, che ha immediatamente chiesto della moglie e dei figli. Poi è toccato al direttore di macchina Giuseppe D’Alessio che, da bravo napoletano doc, è riuscito subito a sdrammatizzare l’accaduto con una battuta nel suo dialetto:

I pirati non ce la facevano più a sentirci.

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Una brutta storia che si conclude con un bel lieto fine, come molti dei rapimenti che sono avvenuti in questi ultimi anni a danno dei nostri connazionali. Un pensiero va, comunque, all’ingegnere Mario Belluomo, rapito in Siria lo scorso 17 dicembre, e al cooperante Giovanni Lo Porto, da quasi un anno nelle mani di un gruppo talebano pachistano.






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