Piero Marrazzo

Dalle indagini preliminari seguite dal giudice Sante Spinaci, vengono ricostruiti momenti rilevanti sulla vicenza che ha visto coinvolto il governatore Piero Marrazzo.

Dal provvedimento, che ha portato all’arresto i quattro carabinieri con l’accusa di tentativo di estorsione e minacce nei confronti di Marrazzo, si evince che tra l’1 e il 4 luglio 2009, il governatore si recò in un appartamento di via Gradoli per un incontro a  sfondo sessuale con una certa Natalie.

La somma pattuita per la prestazione pare sia stata di 5000 euro, il governatore nel momento in cui entrò nell’abitazione e dopo essersi in parte svestito, posò parte della cifra, precisamente 3000 euro, su di un mobiletto, mentre la cifra restante la serbò nel portafogli insieme ai suoi documenti.

Durante il compimento del rapporto sessuale, due persone si presentarono all’ingresso, qualificandosi come carabiniere Carlo Tagliente e carabiniere Luciano Simeoni, i quali con un comportamento piuttosto intimidatorio si fecero consegnare i documenti da Marrazzo (riconosciuto dagli stessi quale alto funzionario della Regione Lazio).

I carabinieri, dopo aver aver visionato i documenti del governatore in una stanza attigua, gli fecero capire che non avrebbero reso nota la vicenda in cambio di molto denaro, i due militari accettarono provvisoriamente tre assegni da Marrazzo, uno da 10000 euro e due da 5000 ciascuno, consegnandogli nel contempo un numero di cellulare sul quale Marrazzo avrebbe dovuto contattarli per recapitare loro altro denaro.

Dagli atti si evidenzia che Marrazzo dopo essersi rimpossessato del portafogli, notò che era mancante dei 2mila euro e i 3000 euro  appoggiati sul tavolino erano spariti. 

Dalla visione del video con il pubblico ministero, Marrazzo nota che la polvere bianca al suo arrivo in appartamento non era presente  ma affiora solo nel momento in cui permangono i due carabinieri. 

I carabinieri hanno agito in un gruppo da quattro, oltre a Tagliente e a Simeoni, il leader Nicola Testini e Antonio Tamburino il maresciallo che doveva occuparsi della vendita del video.

I quattro rimangono in carcere e  sono indagati per gravi reati, estorsione, interferenza illecita nella vita privata, violazione di domicilio, violazione della normativa sugli stupefacenti, concussione e rapina.