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Scandalo a scuola: Chat a luci rosse su tra un professore e una studentessa 15enne

Avrebbe mandato una serie di file audio con richieste sessuali esplicite a una ragazzina di 15 anni. File che per diverse settimane hanno fatto il giro della scuola, rimbalzando da un telefonino all’altro tra i ragazzini, finché sono arrivati alle mamme. Sarebbe, infatti, stato aperto un fascicolo dalla Procura con le indagini affidate alla Squadra Mobile della Questura di Rimini. La vicenda è stata segnalata alla polizia ma per il momento non ci sarebbero denunce.

Tantissimi litigi fra compagni di scuola e molti pettegolezzi che giravano con molta insistenza da parecchi giorni. Un amore al limite dell’accettazione esploso tra le aule della scuola e arrivata all’attenzione delle mamme. Nel caso specifico non stiamo parlando di due ragazzi innamorati, ma di un professore di un’alunna dell’Istituto superiore di Riccione. Un’adolescente quindicenne romagnola ha letteralmente perso la testa per il suo professore un uomo molto affascinante ma molto più grande di lei.

Tuttavia, tra loro sentimento reciproco platonico si è spinto oltre, come abbiamo potuto sentire dei messaggi vocali che il professore inviava su WhatsApp alla sua alunna. In un messaggio particolare, il professore si è spinto oltre chiedendo alla sua alunna di dimostrare a tutti gli effetti il suo amore per lui.

“Io non posso entrare nei pettegolezzi tra mamme”, ha detto il preside che non ha rilasciato altre dichiarazioni, ma che ha lasciato capire che la scuola “qualcosa ha fatto”.

Sarebbe, infatti, stato aperto un fascicolo dalla Procura con le indagini affidate alla Squadra Mobile della Questura di Rimini. Questi file audio sono in via di acquisizione da parte della polizia e dalla Procura, per identificare l’autore e la destinataria. La ragazzina, da parte sua, avrebbe anche ammesso con la mamma di avere una relazione sentimentale, di essere innamorata del docente.

Caso simile accaduto in Italia

TREVISO Un professore di un liceo della città è accusato di aver scambiato messaggini osé con una sua allieva di 16 anni. La ragazzina gli avrebbe inviato anche alcune foto hard, autoscatti che la ritrarrebbero senza veli e in pose erotiche. Il caso è esploso dopo la denuncia della madre della giovane, che una volta visti i messaggi in questione, partiti a quanto pare dallo scorso agosto, si è subito rivolta alla magistratura. Le indagini sono partite all’istante. Nei giorni scorsi gli uomini della questura hanno perquisito l’insegnante, un cinquantenne che abita nei dintorni di Treviso, ponendo sotto sequestro il suo smartphone. E ora la scuola è pronta a far anche scattare il licenziamento in tronco.

LA REAZIONE L’ufficio scolastico provinciale si è già mosso. La dirigente Barbara Sardella ha chiesto le carte alla Procura per avviare il procedimento disciplinare. Vista la gravità delle accuse, tocca direttamente dall’ex provveditorato di Treviso. «Ho già parlato con la Procura – rivela Sardella – appena avremo le informazioni necessarie le valuteremo e apriremo il procedimento». Nell’immediato potrebbe essere decisa la sospensione cautelare del prof. Senza cioè attendere l’esito di un eventuale processo. «Dipende dalla gravità dei fatti – continua la dirigente – se emergerà qualcosa di fondato, ci potrà essere la sospensione. È l’iter previsto in questi casi». A quanto pare la sospensione cautelare è la cosa più probabile. Se non altro perché è difficile immaginare che la 16enne che ha denunciato il docente di materie letterarie con accuse così gravi possa continuare a ritrovarselo in cattedra a spiegare e a interrogare. L’ufficio scolastico, però, procede con i piedi di piombo. L’avvio del procedimento disciplinare è certo. Ma per quanto riguarda le conseguenze concrete bisognerà valutare ciò che arriverà dalla Procura.

SORPRESA Intanto il caso scuote l’intero mondo della scuola della Marca. Non potrebbe essere altrimenti. In queste ore molti genitori temono che l’insegnante denunciato e perquisito possa aver a che fare con gli istituti frequentati dai loro figli. «A noi ad oggi non risulta assolutamente nulla del genere – spiega Luigi Clama, preside del liceo scientifico Da Vinci – non ci è stato notificato niente. E sarebbe un passaggio fondamentale dato che farebbe scattare una denuncia anche da parte nostra, come scuola, oltre all’immediata sospensione del docente».

GLI STUDENTI Cadono dalle nuvole anche al Duca degli Abruzzi. «Non ne sappiamo nulla – assicura la preside Antonia Piva – non ci sono giunte notifiche e qui non è stata presa alcuna misura cautelare nei confronti di nessuno». Musica identica al liceo classico Canova: «Non abbiamo mai sentito una cosa del genere – scandisce la preside Mariarita Ventura – nemmeno per sentito dire». Neppure i ragazzi delle superiori di Treviso ne sanno nulla. Non i vertici della Rete degli studenti medi e nemmeno quelli del Coordinamento studentesco. Così come i loro compagni. «Proprio zero – ripetono praticamente in coro – abbiamo chiesto anche in giro. Ma nessuno ha minimamente idea di quello che può essere capitato».

TREVISO Forse una infatuazione giovanile, magari il fascino del professore più maturo. Oppure una cotta adolescenziale di cui l’uomo, un professore 50enne, si sarebbe approfittato. Ci sono tanti lati ancora oscuri nella vicenda dell’insegnate di materie letterarie di un liceo trevigiano e della studentessa 16enne tra cui avrebbe preso forma una “liason” fatta di messaggini telefonici dal contenuto ammiccante, conditi con le immagine “hot” di lei, che la giovane avrebbe inviato in più occasioni all’uomo. Alcune senza veli, altre in biancheria. Tutte inequivocabilmente intime. Il professore è ora sotto indagine e nei giorni scorsi la sua abitazione è stata perquisita dagli agenti della questura di Treviso, che hanno anche posto sotto sequestro il suo smartphone. L’esame tecnico del telefono sarebbe già stato parzialmente completato.

Basterà per svelare che cosa c’è o ci sia stato dietro al rapporto tra i due? Per ora ciò che si sa è poco.

IN ESTATE Tutto sarebbe iniziato nello scorso agosto. L’estate è nel pieno e l’atmosfera si sarebbe fatta bollente anche tra i due protagonisti di questa vicenda. O almeno questo sostiene nella sua denuncia la madre della 16enne, che un giorno prende in mano lo smartphone della figlia, da una sbirciata ai messaggi e resta choccata. Non solo la ragazza avrebbe intrattenuto chat bollenti ma dall’altro capo del filo virtuale c’è addirittura un professore 50enne. Anzi: uno stimatissimo insegnante di lettere, con alle spalle una carriera di tutto rispetto e una vita privata irreprensibile, senza macchia. La donna chiede spiegazioni alla figlia, le parla, cerca di capire. Poi arriva alla decisione di informare l’autorità giudiziaria. E sporge denuncia.

SCOPPIA LA PASSIONE Chi tra i due ha acceso il fuoco di questa insana passione? È stata una sbandata adolescenziale con la persona sbagliata o c’è di più? E se tutto venisse confermato perché lui, consapevole della situazione e anche forte del suo ruolo di educatore, non ha troncato immediatamente invece di proseguire per mesi la corrispondenza piccante con la studentessa? Ad oggi le indagini non avrebbero comunque evidenziato nessun elemento di costrizione. La 16enne non sarebbe stata insomma ricattata o “obbligata” ad inviare quelle foto “osé”, né a rispondere agli sms. E almeno per ora non ci sarebbe neppure nulla che possa far pensare ad una “proposta indecente”, magari foto senza veli in cambio di buoni voti. Anche perché, fosse stato questo il caso, sarebbe certamente scattato l’arresto. E’ importante comunque sottolineare che dal punto di vista giudiziario, che la ragazzina fosse o meno in qualsivoglia misura “consenziente”, non cambia di un millimetro la posizione delicata in cui si trova il docente. Lei è e resta una minorenne e lui non avrebbe mai dovuto sfruttare il suo ascendente, se davvero di questo si tratta. Un amore sbagliato, un amore malato. Probabilmente rimasto una fantasia e costruito solo su messaggini e foto.. Mai vero. Ma questo dovranno appurarlo le indagini in corso.

Sesso con una alunna di 15 anni, professoressa condannata a 2 anni

Sesso con un’alunna di soli 15 anni, è questa l’accusa nei confronti di una professoressa di 36 anni di Grosseto, la quale è stata condannata a 2 anni, anche se la pena sembra essere stata sospesa almeno per il momento. Il giudice dell‘udienza preliminare Sergio Compagnucci ha accolto le conclusioni di colpevolezza della Procura, ma nel contempo ha mitigato la pena rispetto alla richiesta iniziale del sostituto procuratore Alessandro Leopizzi; inizialmente la professoressa trentaseienne, era stata condannata a 6 anni ma con la riduzione di un terzo prevista dalla scelta del rito, era scesa a 4 anni e poco più, ma nel corso dell’ultima udienza l’accusa era riuscita a provare che  i rapporti sessuali ritenuti provati sarebbero stati più di uno.

Presente in aula l’avvocato della professoressa trentaseienne ovvero l’ avvocato Dario Carmine Procentese di Napoli, il quale al termine della stessa ha dichiarato di sentirsi soddisfatto della sentenza e nello specifico ha dichiarato: “Poiché il codice prevede per reati di questo genere una pena che va dai 5 ai 10 anni, se il giudice è sceso fino a 2 anni significa che è stata riconosciuta la minima offensività. E comunque faremo appello una volta che saranno depositate le motivazioni: io ho chiesto l’assoluzione completa della mia assistita”. L’avvocato della professoressa ha descritto il rapporto tra l’insegnante e l’alunna come un rapporto di amicizia, un rapporto d’affetto che sarebbe stato frainteso ed ancora sembra che nel corso dell’udienza, l’avvocato abbia presentato delle relazioni degli assistenti sociali i quali evidenziano due episodi di autolesionismo della ragazzina.

“Ma quali palpeggiamenti e rapporti sessuali è stato solo affetto. Un bacio, una carezza forse li avrà dati ma assolutamente senza alcuna finalità sessuale. Per questo in appello chiederò la piena assoluzione. La mia assistita è soltanto colpevole di avere una certa idea dell’insegnamento secondo cui i ragazzi, se lo richiedono, vanno aiutati anche oltre l’orario scolastico”, ha replicato l’avvocato Dario Carmine Procentese. Il caso piuttosto imbarazzante era emerso lo scorso anno in seguito alla segnalazione della preside dell’istituto alla quale i genitori  della 15enne si erano rivolti chiedendo aiuto, in quanto i loro tentativi di far cessare la relazione della figlia con la professoressa si erano ritenuti del tutto inutili. In quell’occasione la preside dell’Istituto si era rivolta ai carabinieri che avevano convocato i genitori, raccogliendo le loro dichiarazioni ed alcune fotografie, avviando così le indagini.

“La mia assistita ha, sbagliando forse, offerto la sua disponibilità nei confronti di una adolescente in difficoltà. Lo ha fatto da sorella maggiore, dandole anche il numero di cellulare, per aiutarla nello studio. Sono stati atteggiamenti fraintesi dalla ragazzina, che ha capito tutt’altra cosa”, ha continuato l’avvocato che ha smentito l’esistenza di una storia tra la sua assistita e la 15enne.

Partinico, rapporti piccanti con studentessa quindicenne: professore incastrato dalla chat

Un professore di Partinico, in provincia di Palermo, è stato messo ai domiciliari perché accusato di aver consumato rapporti ‘intimi’ con un’alunna 16enne. A un certo punto la ragazzina aveva lasciato la casa e i genitori avevano denunciato l’episodio. Da quel momento erano iniziate le indagini, coordinare dal gruppo ‘fasce deboli’ della Procura di Palermo. La studentessa avrebbe confessato agli inquirenti la relazione sentimentale con l’insegnante. Del rapporto le forze dell’ordine hanno avuto contezza anche mediante sessioni di chat sul Messenger di Facebook. La relazione sentimentale tra i due sarebbe andata avanti per molto tempo. La studentessa e il prof avrebbero consumato più volte rapporti ‘intimi’. Ad inchiodare il prof sarebbero state proprio le conversazioni sull’app di Facebook. L’uomo, impiegato presso un istituto scolastico superiore, è stato messo ai domiciliari su ordine del gip di Palermo. La piccola, a quanto pare, si era allontanata dai genitori lo scorso marzo. La vicenda, però, è venuta alla ribalta solo negli ultimi giorni.

Con il passare del tempo il rapporto è diventato più stretto. Abbracci, baci e palpeggiamenti anche a scuola, come sostengono gli investigatori. Il docente ha negato tutto e ha presentato una denuncia ai carabinieri affermando che quel profilo era stato hackerato e che non era lui a chattare con la studentessa.

I carabinieri però hanno trovato conversazioni anche sul telefonino della ragazza e dello stesso professore. E hanno sentito in un luogo protetto la minore, che ha confermato la storia d’amore. Alla fine ha ceduto anche l’insegnante.

Davanti al gip per l’interrogatorio di garanzia il professore avrebbe ammesso la relazione. Ha detto che era una storia d’amore, che la ragazza era consenziente e che non c’è stata nessuna. Per gli inquirenti la circostanza che la giovane fosse adottata rappresenta un’aggravante: le avances del professore, infatti, avrebbero fatto breccia nella fragile personalità della ragazza. Adesso il professore è ai domiciliari. L’istituto scolastico lo ha sospeso.

In Sardegna II professore arrestato «Sesso con le alunne alla fine delle lezioni E una faceva da palo»

Voti alti e promozione assicurata alle alunne che accettavano di far sesso; una sfilza di 2 sul registro a chi rifiutava. Marcello Melis, insegnante di matematica e fisica, per anni ha ricattato le studentesse dell’istituto magistrale Eleonora d’Arborea. «Così non va, ti faccio ripetizioni, vieni a fare i corsi di recupero serali, diventerai bravissima». Per aver costretto una decina di ragazze fra i 16 e i 18 anni a fare sesso con lui, Melis, 47 anni, è agli arresti domiciliari: concussione e violenza sessuale, atti sessuali con minorenni, 11 capi d’imputazione. Almeno altre 10 allieve hanno accettato, consenzienti, di avere rapporti in cambio di pagelle generose.

E proprio un litigio nei corridoi fra due allieve «gelose», che si contendevano le attenzioni del professore ha confermato mormorii e sospetti. «Veleni» osservano gli inquirenti, accennando alle ragazze che si accusavano l’un l’altra di essere «favorite». Una mamma ha ritirato la figlia e l’ha iscritta in un’altra scuola; altri genitori hanno protestato: «Si fanno lezioni di sesso e non di matematica».

Prime indagini nel 2011 e panico fra le alunne dei corsi di Melis. Convocate dalla polizia quasi tutte hanno negato. Si è aperta una breccia quando una delle ragazze, in lacrime, ha ammesso la violenza, fra i banchi e con la porta chiusa a chiave. E durante le «lezioni» Melis faceva scattare dalle sue «preferite» foto compromettenti. «Se parli, le farò vedere in giro». I
ricatti sono andati avanti dal 2005; poi un’alunna si è confidata con un’insegnante, sono partite note informative alle autorità scolastiche e una denuncia alla magistratura, il ministero ha ordinato due ispezioni, Melis è stato sospeso tre volte ma non ha desistito: continuava a tormentare le ragazze con sms e intimidazioni. «Se non vieni dirò ai tuoi genitori che sei omosessuale e hai una relazione con una compagna di classe». L’ultima sospensione alla fine dell’anno scolastico

Le indagini

Alle giovani scattava foto osé e inviava sms osceni. A una regalò un paio di manette 2013: sarebbe dovuto rientrare in classe fra qualche settimana. Nelle indagini centinaia di messaggi spinti, dalle testimonianze delle ragazze violenze e perversioni. A una Marcello Melis ha fatto un regalo particolare, un paio di manette: «Quando le ho viste, ho pensato subito a te». Per non essere sorpreso dai colleghi durante le violenze in aula, talvolta l’insegnante convinceva qualche alunna a fare da sentinella fuori della porta. «È una persona fuori controllo» ha scritto il gip Giorgio Altieri. Lo hanno arrestato a casa della fidanzata. E lui, sprezzante: «Ora diventerò una star»