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Milano shock, uomo furioso in ospedale: “Torno a casa e uccido mia moglie”

Incredulità al pronto soccorso dell’ospedale San Paolo di Milano. Un ragazzo di 33 anni si è recato dall’équipe medica dopo l’ingestione di molti farmaci e dichiarato di aver avuto una discussione molto accesa con la moglie, nella loro casa di pieve Emanuele. “Quando torna a casa, l’ammazzo” ha esclamato. Una sanitaria del nosocomio ha sentito la frase ed ha immediatamente avvertito le forze dell’ordine, le quali hanno inviato subito una gazzella del commissariato ticinese sul posto. Non appena gli agenti della polizia si sono avvicinati all’uomo, la rabbia del trentaseienne si è subito accesa dimostrandosi violento e aggressivo.

Immediatamente forze dell’ordine hanno cercato in tutti i modi rintracciare la moglie che, presa dalla paura era in caserma dai carabinieri a portiere denuncia contro il marito. Quello che è emerso è che la coppia fosse già conosciuta per i loro abituali litigi, ed in passato infatti erano intervenuti anche i carabinieri in casa loro per calmare furiose liti.

«Che cos’è il femminicidio? È ogni forma di discriminazione e violenza rivolta contro la donna “in quanto donna”. È la violenza di genere in ogni sua forma. È l’esercizio di potere che l’uomo e la società esercitano sulla donna affinché il suo comportamento risponda alle aspettative dell’uomo e della società patriarcale.» Il termine Femminicidio è oramai entrato a far parte del bagaglio culturale femminista, grazie alle opere di scrittrici come Diana Russell e Jill Radford, autrici di Femicide. The politics of woman killing, e di Mary Anne Warren, autrice di Gendercide: The Implications of Sex Selection (1985). Entrambi i concetti sono stati poi “spagnolizzati” dalla femminista messicana Marcela Lagarde in “feminicidio”, termine che è stato preferito rispetto a quello di “genericidio” che inizialmente aveva prevalso.

Secondo gli studi riportato dal “Centro di Ginevra per il Controllo Democratico delle Forze Armate” (DCAF), nei prossimi anni dovrebbero “scomparire” demograficamente tra 113 e 200 milioni di donne a causa di motivazioni legate alla discriminazione sessista di cui sono vittime: es. aborto selettivo, infanticidio delle bambine, scarse cure mediche per le donne, tratta delle donne, violenza domestica e in generale sulle donne (circa 2-3 milioni di donne all’anno sono vittime della violenza di genere). Il termine femminicidio è stato recentemente utilizzato in particolare per descrivere gli omicidi di genere avvenuti a Ciudad Juarez (Chihuahua, Messico) e Città del Guatemala (Guatemala), tutti luoghi dove, contando sull’inettitudine delle autorità locali, centinaia e centinaia di donne sono state assassinate dopo essere state sequestrate, stuprate, torturate e mutilate.

Sospetti di femminicidio ci sono anche tra le donne indigene canadesi. Cinquecento di loro sono scomparse o sono state assassinate dopo il 1980, un numero sproporzionato se si tiene conto della esiguità della popolazione indigena canadese. Gli studi sociologici spiegano che queste donne vengono viste come facili bersagli a causa delle discriminazioni subite dalla loro razza. Molte delle donne scomparse sono state definite prostitute e quindi nemmeno si è indagato sulla loro scomparsa.

«È dal 1994 che hanno cominciato ad apparire nel deserto cadaveri di ragazze, mutilati e seviziati. Il Centro de Asesoria de las Mujeres ha cominciato ad investigare. Le ragazze erano tutte molto simili fisicamente e provenivano da famiglie povere; in genere erano impiegate nelle maquilas . Non venivano uccise il giorno del loro sequestro ma erano tenute in ostaggio, violentate e torturate prima di essere uccise. Abbiamo immediatamente fatto un collegamento tra gli omicidi e la natura povera e violenta della città, propria delle realtà di frontiera. Su 1.500.000 abitanti 800.000 sono immigrati, messicani e latinoamericani in generale, che si affollano sul confine aspettando l’occasione per entrare negli Stati Uniti. Quelli che non riescono a passare la frontiera si fermano qui, nelle periferie più povere e, se ci riescono, cominciano a lavorare nelle maquilas. Ma il conflitto sociale e di genere è molto forte perché le imprese tendono a contrattare sempre più manodopera femminile che è meno costosa e quindi, a fronte delle conquiste economiche e sociali delle donne, c’è un universo maschile sempre più destabilizzato, povero e dipendente. È in questo panorama che sono cominciati gli assassinii.» (Il ‘femminicidio’ di Ciudad Juarez).

Tutti coloro che hanno provato a fermare questo massacro sono stati minacciati o uccisi. Il 77% dei crimini resta impunito. Le madri, i familiari e gli amici si sono raggruppati nella NHRC (“Nuestras Hijas de Regreso a Casa” – « Nostre figlie devono rientrare a casa »). L’obiettivo è quello di attirare l’attenzione sulla situazione di Juarez, d’esercitare pressioni sul governo e l’opinione pubblica per scoprire la verità su questi orribili fatti. I membri del gruppo sono ugualmente vittime di minacce a causa della loro attività.
La definizione letterale del termine femminicidio è ogni atto o fatto violento rivolto da un uomo nei confronti di una donna, compreso ovviamente l’uccisione di una donna da parte di un uomo.
Questa è la definizione del termine che ormai va’ di moda in tutti i telegiornali e nei media nazionali, ora se non vi dispiace vi do’ la mia versione di tale definizione. Il femminicidio comprende ogni atto o fatto violento rivolto a una femmina da un maschio, inclusa l’uccisione di una femmina da parte di un maschio.
Dal mio punto di vista, scritta così, la definizione cambia!

Maschi e femmine.
Giuridicamente il reato di femminicidio non esiste, proprio perché in teoria vige la parità dei sessi e il maschio e la femmina non si distinguono, entrambi sono persone, esseri umani. Questo termine è una forzatura, uno schiaffo ad anni e anni di lotte femministe fatte di scontri fisici, manifestazioni e tanto altro per ottenere la parità dei sessi giusta o sbagliata che sia e con le sue mille e più contraddizioni nella pratica.

Ora, alla fine del 2012, torniamo a differenziare il maschio dalla femmina, l’uomo dalla donna. Trovo la parola femminicidio estremamente sbagliata e maschilista, fatta per una società da sempre patriarcale come la nostra. Quello che mi fa specie è che le donne non se ne rendano conto e inizino a usare questa parola. La violenza verbale o fisica è un reato penalmente riconosciuto, così come l’omicidio. Quindi vige già un regime di tutela, anche se scarso, e una pena per tali reali e la distinzione tra uomo e donna proprio non mi piace.

Il risultato è il medesimo, la violenza è la medesima e la perdita della vita idem. Perché si torna a classificare la donna come femmina? Il reato di stalking è stata una vittoria, ma anch’esso è abbastanza sbilanciato e poco considerato, tanto che spesso, dopo il denunciato stalking le persone in causa vengono comunque uccise dallo stalker che io chiamerei “persona con problemi ossessivo- compulsivo” che andrebbe isolato in una struttura di igiene mentale per essere curata, ma questo è un altro paio di maniche. Credo di avere espresso al meglio il mio pensiero e non vorrei che pensaste che sono maschilista, anzi.

Tutte le persone vanno tutelate, tutte!! E ovviamente invito le donne che subiscono abusi e violenze a denunciare l’accaduto, come invito gli uomini a fare altrettanto nel caso subiscano violenze.E’un paradosso, ma è sicuramente più difficile per un uomo denunciare di aver subito abusi sessuali. Per quanto riguarda il prete che ieri ha ritirato fuori una storia vecchia quanto il mondo, non merita nemmeno di essere menzionato visto che ha detto pubblicamente che la causa della violenza sessuale su una donna è giustificata dalla provocazione con abiti succinti e atteggiamenti equivoci. Su questo non voglio nemmeno discutere perché è una cosa che non sta né in cielo, né in terra e poi il fatto che l’abbia detto un uomo di chiesa è assurdo.
Ora vi lascio alle vostre riflessioni augurandomi che vogliate condividere con me il vostro pensiero con un semplice commento.

Donne in Africa…
Ogni anno migliaia di donne vengono bruciate o seppellite vive, picchiate a morte o esiliate perché a causa di stregoneria. La caccia delle streghe è un fenomeno diffuso soprattutto in Africa, ma sono numerosi anche gli episodi in India, Nepal e Oceania. I casi più recenti in Papua Nuova Guinea: ad aprile due donne sono state torturate per 3 giorni, ferite a colpi di coltello e ascia e poi uccise perché erano << streghe >>. Ancora in Papua Nuova Guinea il 4 aprile un’attivista per i diritti delle donne e insegnante è stata decapitata dopo essere stata accusata di stregoneria. In Kenya, lo scorso anno, almeno 15 donne sono state uccise in una caccia alle streghe mortale, che si è verificata in alcune parti del Paese. In Nigeria i bambini accusati di stregoneria vengono abbandonati, picchiati, feriti o mutilati con l’acido. Spesso dai loro genitori o da parenti stretti. Omicidi << motivati» dalla stregoneria sono stati commessi negli ultimi anni in Iraq, Arabia Saudita, Pakistan.

E in Italia?…
… L’Italia ha riconosciuto tardi il valore sociale Femminile. E le cause sono tutt’altro che ignoti, il Centro-Sud è rimasto a lungo sul sistema contadino, fino a quando l’espansione industriale del Nord ( tutto, sempre negli ultimi anni 50 e 60 del 1900). La chiusura della tradizione contadina l’influenza delle culture straniere (soprattutto araba e spagnola) presenti per molto tempo al Sud la politica fascista (1938-1943) che prevedeva quest’ultima la donna in veste solo di moglie e madre, soprattutto madre e per 20 anni e ha fatto in modo che le donne italiane abbiano faticato a far rispettare i propri diritti e una volta arrivato a ciò la maggiore difficoltà ed è quella di preservarli e magari estenderli.

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