Paolo Gabriele condannato a 18 mesi di reclusione

6 ottobre 2012 14:520 commenti

Paolo Gabriele, il maggiordomo del Benedetto XVI accusato del furto di documenti riservati del pontefice, è stato condannato a tre anni di reclusione, ma la sentenza è stata già ridotta dal Tribunale Vaticano a 18 mesi di reclusione in considerazione delle attenuanti.

La riduzione della pena è stata concessa in virtù degli anni di servizio di Gabriele precedenti al furto, ma anche per l’ammissione dell’uomo di aver danneggiato il Santo Padre, del suo pentimento e di aver agito per il bene della Chiesa.

Dall’indagine istruttoria manca la prova della presenza di complici e il promotore della giustizia Nicola Picardi ha chiesto il carcere per tre anni e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, limitata agli uffici che hanno “uso di potere”.


L’accusa è partita dalla pena di 4 anni e ne ha chiesto la diminuzione di un anno per le attenuanti generiche. Al momento della lettura della sentenza Gabriele è rimasto impassibile, poi ha sorriso e ha salutato i presenti. Poco prima della lettura della sentenza aveva dichiarato di aver “agito per esclusivo, direi viscerale, amore per la Chiesa di Cristo e per il suo capo visibile. E se lo devo ripetere non mi sento un ladro”.

Paolo Gabriele, l’ex maggiordomo del Papa era stato fermato il 23 maggio scorso e recluso in una cella di sicurezza della caserma della Gendarmeria vaticana, accusato del furto e della divulgazione di documenti riservati al Pontefice.

Gabriele era infatti uno dei pochi collaboratori ammessi negli appartamenti privati del Papa, uno dei “familiari” del Pontefice, cioè  il selezionato e ristretto gruppo di persone ammesse all’interno “famiglia pontificia” che ha dichiarato fin da subito di aver sempre agito da solo. Gabriele è stato condannato al pagamento delle spese processuali, ma al momento si fa sempre più concreta la possibilità della grazia: ad affermarlo è padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana.






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