Perchè i terremoti non si possono prevedere?

1 giugno 2012 08:590 commenti

Alla luce dei gravi danni causati in Emilia Romagna dalle violenti scosse delle ultime settimane, sono in molti a chiedersi come sia possibile che nonostante i progressi fatti in campo scientifico non si è ancora in grado di prevedere un terremoto. A spiegare perché ad oggi non si può ancora sapere quando si verificherà un violento sisma è Gianluca Valensise, sismologo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).

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Nel corso di un’intervista rilasciata a La Repubblica, in particolare, l’esperto ha spiegato che oggi è possibile solo prevedere dove sono le faglie (fratture della crosta terrestre lungo le quali due blocchi di roccia possono scorrere tra loro se sollecitati dalle forze tettoniche) che possono causare terremoti distruttivi, la magnitudo massima attesa e avere un quadro generale dello scuotimento atteso. La faglia dei due forti terremoti che si sono verificati il 20 e 29 maggio, ad esempio, erano già ben identificate da anni nella banca dati dell’Istituto. Tuttavia, risulta impossibile sapere non solo il momento esatto in cui tale terremoto si verificherà ma anche se esso si verificherà o meno, senza contare che esistono ancora dei tipi di faglie di cui non si è a conoscenza o perché cadono in mare o perché sono cieche.

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Ma prima o poi si potranno prevedere i terremoti? La risposta di Valensise a questa domanda, purtroppo, è negativa. A suo avviso, infatti, ciò non sarà possibile, almeno per nei prossimi due o tre decenni, soprattutto in considerazione della drastica riduzione dei finanziamenti dedicati ai precursori sismici da parte delle agenzie internazionali. Valensise ha inoltre espresso dubbi sui metodi delle ricerche condotte oggi, giudicando quelle degli anni ’70 e ’80 più originali e portate avanti con maggiore onestà intellettuale.






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