Pistole elettriche alla polizia locale

1 ottobre 2014 10:040 commenti

È arrivato il primo sì in Aula per l’introduzione delle pistole elettriche nella dotazione della polizia locale. Una soluzione che non piace alle organizzazioni come Amnesty che hanno già manifestato la loro preoccupazione. Ecco cosa sta succedendo.

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Il deputato di Forza Italia Gregorio Fontana ha proposto un emendamento al Decreto Legge Stadi per fare in modo che sia introdotto in via sperimentale l’uso delle pistole elettriche tra la polizia locale. Queste pistole elettriche si chiamano Taser e sono da considerarsi armi di dissuasione non armi letali. Come funzionano le pistole elettriche? In buona sostanza producono una scarica elettrica che ha come effetto quello di rendere inoffensiva la persona che è stata colpita per alcuni secondi. Questo tempo è sufficiente poi alle forze dell’ordine per arrestare la persona “immobilizzata”.

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Adesso, da un lato c’è il deputato promotore dell’emendamento, Fontana, che ritiene importante introdurre i Taser perchè riducono i rischi per l’incolumità personale degli agenti e al tempo stesso ridimensionano in modo drastico il numero delle vittime nelle operazioni di pubblica sicurezza. In questa sua campagna per il sì al Taser, forse, Fontana riesce a sfruttare l’onda lunga dei fatti di Napoli, dove qualche settimana fa è stato ufficio Davide Bifolco, un ragazzo di 17 anni che non si era fermato all’alt dei Carabinieri.

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Sul versante opposto rispetto a Fontana, si trova Amnesty Italia che parla attraverso il suo portavoce Riccardo Noury il quale sottolinea che i Taser, per quanto sperimentali nel nostro Paese, sono già ampiamente usati negli USA e in Canada e i loro effetti non fanno stare tranquilli i più. In Nord America, tanto per dare sostanza a questa preoccupazione, sono morte 864 persone colpite dalle pistole elettroniche e nel 90% dei casi si trattava di persone disarmate.






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