Polemica sul contenuto del test di ammissione a Medicina

29 agosto 2012 10:420 commenti

Alcuni degli argomenti su cui vertono le domande del test di ammissione alla Facoltà di Medicina sono già stati in passato oggetto di discussione per via della poca attinenza con la materia. Ebbene, a pochi giorni dalla prova a cui saranno sottoposti gli aspiranti dottori, la polemica sul contenuto delle domande del test torna a farsi largo, soprattutto dopo la pubblicazione sul Corriere della Sera di un articolo in cui uno tra i più importanti medici italiani ammette che forse oggi non sarebbe in grado di superare un test di questo tipo.

Si tratta di Giuseppe Remuzzi, che in una simulazione ha spiegato di aver sbagliato almeno 15 domande. Questo significa che probabilmente se fosse nato qualche anno più tardi avrebbe dovuto rinunciare a svolgere una professione che nel corso degli anni gli ha dato davvero tanto, avrebbe dovuto rinunciare a stare vicino a tanti ammalati e a riuscire a guarirne una parte, a scoprire cose nuove attraverso la ricerca e a tutte le più grandi soddisfazioni che la sua professione gli ha regalato, come la telefonata di Jerry Kassirer che gli chiese di prendere il posto di Attilio Maseri nel comitato editoriale del New England Journal of Medicine.


Tornando al contenuto delle domande del test di ammissione, Remuzzi dice di non sapere come sia morto Gandhi o chi ha scritto Barbablu ma di non vergognarsene affatto, in quanto sono cose che un buon medico non deve per forza sapere. Per individuare chi sarà in grado di svolgere questa professione, a suo avviso, non bisogna porre domande di questo tipo, assolutamente irrilevanti a tal fine, ma cercare di capire se l’aspirante studente di medicina è davvero portato per essere un buon medico, andando ad escludere quelli che mostrano di non avere molta pazienza, di essere eccessivamente scontrosi e di non essere disposti a studiare per tutta la vita.

Negli Stati Uniti, ricorda Remuzzi, pensano che ci si debba parlare anche solo pochi minuti con chi nella vita vuole diventare medico. Ovviamente si tratta di un’ipotesi remota alla luce dell’elevato numero di aspiranti dottori, tuttavia si potrebbe seguire l’esempio delle Francia, dove il primo anno entrano tutti, mentre al secondo ci vanno solo quelli che hanno fatto bene il primo. A loro però ci si deve parlare davvero.

 






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