Processo Eternit, condannati i manager

13 febbraio 2012 15:330 commenti

Sentenza storica al processo Eternit. Il Tribunale di Torino ha condannato a 16 anni di carcere il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, 65 anni, e il barone belga Louis De Cartier, 91 anni, che furono ai vertici della multinazionale Eternit.

I due imputati risultano colpevoli di disastro doloso permanente e omissione dolosa di misure antinfortunistiche per le condizioni degli stabilimenti di Cavagnolo (Torino) e Casale Monferrato (Alessandria).

L’accusa è riuscita a dimostrare che i capi della Eternit, nonostante fossero consapevoli degli effetti letali dell’amianto, hanno continuato a mantenere aperte le fabbriche per trarne profitto.

I numeri del processo, il più grande che si è mai svolto in Italia, sono chiari: 6000 le parti civil, tremila i morti e i malati per l’amianto killer, almeno 2300 le vittime negli stabilimenti italiani.

Il Presidente del Tribunale Giuseppe Casalbore ha disposto numerosi risarcimenti alle vittime e alle associazioni. La lista è lunghissima, tra cui 25 milioni per il comune di Casale Monferrato, 30mila euro per ogni congiunto di ogni vittima, 35mila euro per ogni ammalato, 70mila euro per l’associazione Medicina democratica e per il Wwf, 100mila euro per l’Associazione nazionale esposti amianto, 4 milioni per il comune di Cavagnolo, 15 milioni per l’Inail, Lacrime e applausi da parte dei familiari delle vittime durante la lettura della sentenza di portata storica, come sottolineato dal Ministro della Salute, Renato Balduzzi. Stamane sono state aperte altre tre aule per ospitare le persone arrivate per ascoltare la sentenza del più grande processo che si è mai svolto in Italia . Per quanto riguarda gli stabilimenti di Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli) il reato è prescritto.

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