Processo Ruby. Arcore “Bordello del cavaliere” frase poi smentita

28 giugno 2011 07:440 commentiDi:

Lele Mora “arruolatore”, Emilio Fede “fidelizzatore” e Nicole Minetti “organizzatore economico e logistico”, “l’amministratore del bordello”: è questa l’mmagine che il procuratore Forno e il pm Sangermano hanno ricostruito per indicare un sistema strutturato per fornire ragazze disponibili a fare sesso a pagamento con il premier Silvio Berlusconi, nella sua residenza ad Arcore, durante l’udienza preliminare per chiedere il rinvio a giudizio per Mora, Fede e Minetti.

La pubblica accusa durante il procedimento, che si è tenuto a porte chiuse, intervengono con una frase per descrivere i presunti festini di Arcore: “un vero e proprio bordello”. Ma in serata arriva la smentita: “Non ho mai detto che Arcore era un bordello. Il termine bordello è stato utilizzato come riferimento storico alla divisione dei compiti prevista dalla legge Merlin che, come noto, prevedeva la soppressione delle case chiuse”, ha precisato il procuratore aggiunto di Milano, Pietro Forno.

I tre sarebbero parte di un sistema che prevedeva ruoli ben definiti al fine di garantire la soddisfazione di Silvio Berlusconi e degli ospiti delle sue notti brave.

Il difensore del Premier, Niccolò Ghedini ha risposto: “Le dichiarazioni dei pubblici ministeri nel processo in corso a Milano nei confronti di Mora, Fede e Minetti in relazione alle serate ad Arcore, sono totalmente prive di fondamento ed in palese contrasto con la realtà, ampiamente e puntualmente narrata da decine di persone che hanno affermato come mai siano avvenuti quei fatti indicati dalla procura. Si tratta quindi di una ricostruzione erronea che non resisterà al vaglio di un giudice super partes, che non potrà che riconoscere l’insussistenza dei fatti contestati”.

Il nuovo appuntamento davanti al gup Maria Grazia Domanico è previsto per l’11 luglio quando la parola passerà ai legali di Chiara e Ambra, le due ex miss piemontesi, per chiedere di essere parte civile nel procedimento, perché da quando è venuta a galla la vicenda hanno ritenuto di aver subito un danno alla loro immagine, morale e patrimoniale, dettato alla perdita di chance lavorative.

Le due ragazze sarebbero state portate ad Arcore una sola volta, il 22 agosto dello scorso anno scorso, dal direttore del tg4  Emilio Fede, convinte di partecipare ad una cena “elegante e conviviale”. Poi, invece si sarebbero ritrovate in un ambiente di meretrici e quindi costrette a ‘scappare’ da Villa San Martino, sconvolte per quel che avevano visto. Questo è ciò che si legge nella loro istanza di costituzione di parte civile.

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Ultimo aggiornamento 28 giugno 2011 ore 09,40

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