Raffaele Sollecito parla di trattative del pm per incastrare Amanda

18 settembre 2012 09:410 commenti

Nel suo libro “Honor Bound”, in uscita oggi negli Stati Uniti, Raffaele Sollecito ripercorre gli anni trascorsi da quel novembre del 2007, quando la studentessa inglese Meredith Kercher fu uccisa a Perugia. Nel libro, tuttavia, non mancano racconti di episodi del tutto sconosciuti ai più e che riguardano anche il mondo della giustizia di Perugia, definito dall’ingegnere pugliese “pieno di buchi e fughe di notizie”.

Sollecito, in particolare, racconta di un piano messo a punto dal pm Giuliano Magnini per incastrare Amanda. In particolare, alla conclusione del processo di primo grado, quando il ragazzo fu condannato a 25 anni di carcere, iniziarono delle trattative tra Magnini e il signor Giuseppe, zio di Raffaele, al quale l’avvocato, durante un incontro presso il suo studio privato di Perugia, spiegò che la soluzione ideale per Raffaele sarebbe stata quella da accettare un accordo, confessando di aver avuto un ruolo minore, come ad esempio aver aiutato a ripulire la scena del delitto pur non avendovi avuto alcun ruolo. In questo modo Raffaele  avrebbe avuto una condanna da 6 a 12 anni, ma poiché non aveva precedenti penali avrebbe avuto la condizionale e quindi sarebbe uscito subito dal carcere.

La trattativa andò avanti, nonostante Vanessa, la sorella di Raffaele, riteneva che non fosse moralmente possibile accettare di confessare reati mai commessi. A fermare tutto fu l’avvocato Giulia Bongiorno, difensore di Raffaele Sollecito, che informata della vicenda si disse inorridita e minacciò di lasciare l’incarico perché una trattativa segreta costituiva la violazione della procedura legale. In quel momento il padre di Raffaele fece marcia indietro, pregando l’avvocato Buongiorno di non lasciare la difesa e spiegandole che non si era reso conto di quello che stava facendo. Tutto questo all’oscuro di Raffaele, che fu informato della vicenda solo alla fine del processo.

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