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Raif Badawi: domani altre 50 frustrate in Arabia Saudita

Il blogger saudita Raif Badawi è stato condannato a subire 50 frustrate ogni venerdì per 50 settimane di fila un tribunale dell’Arabia Saudita. A questa pena corporea, che non è stata sanzionata dall’ISIS ma dal tribunale di uno di quei paesi amici degli usa, si affiancano poi 10 anni di carcere. La colpa di cui Raif Badawi è stato riconosciuto colpevole è quella di aver pubblicato sul suo blog personale offese sia alla religione musulmana che alla polizia religiosa che si occupa di reprimere gli atti contro la religione musulmana ed i dettami del Corano.

La pena per il blogger è già iniziata. Raif Badawi ha già subito, infatti,le prime cinquanta delle oltre 1000 frustate cui è stato condannato. Domani per il condannato sarà il secondo giorno del supplizio. La scelta del venerdì non è causale. Il venerdì infatti per gli islamici è il giorno della preghiera. Come una roulette di poco gusto, saranno i medici preposti del carcere dove è stato rinchiuso e valutare se il blogger è grado di sopportare altre frustate. Se il giudizio sarà positivo il blogger verrà portato all’esterno del carcere fuori di una moschea della città di Gedda e sottoposto a nuove frustate.

Le autorità sono rimaste “sorde” ai vari appelli di Amnesty International, che vorrebbero che la pena sia annullata perché ingiusta e disumana. Se le pressioni da parte degli enti internazioni dovessero rivelarsi inutili, Raif sarà frustato tutti i venerdì delle varie settimane per le prossime diciannove settimane.​

La moglie di Raif Badawi che si è rifugiata in una città del Canada, ha dichiarato di temere che il marito non sia in grado fisicamente  di supportare altri maltrattamenti e altre frustate.​

Le autorità di Riad avevano chiuso il blog e poi, quando erano state trovate frasi o immagini che offendevano l’Islam avevano chiesto al blogger di eliminarle, ma quest’ultimo si era rifiutato e solo dopo questo atto è stato condotto in carcere.​ Certo questo non giustifica la condanna e la reclusione. Ognuno dovrebbe essere libero di potersi esprimere, ma questo a quanto pare non è una regola consentita in Arabia Saudita. Questo  è solo uno dei tanti casi ormai all’ordine del giorno. Una battaglia, quella della libertà di pensiero, inutile alla nascita.

Si spera che le autorità, come anche Amnesty International, riescano a farsi ascoltare e che il blogger Raif Badawi venga scarcerato e possa ritornare a casa e dalla sua famiglia presto.

 

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