Riforma del catasto

28 dicembre 2011 12:430 commenti

Dopo l’introduzione dell’Imu, l’imposta sulla casa varata con la manovra finanziaria, è intenzione del governo Monti intervenire ancora sulla fiscalità immobiliare mediante un aggiornamento delle rendite catastali che le adegui al valore di mercato e riequilibri gli estimi delle grandi città, attualmente sbilanciati tra centro e periferia. Fonti dell’esecutivo assicurano che la riforma non corrisponderà ad una nuova tassa per i contribuenti e che essa non aumenterà la pressione fiscale totale sulla casa poiché la revisione della base imponibile per il calcolo dell’imposta dovrà necessariamente accompagnarsi ad una riduzione delle aliquote attualmente applicate.

Da un recente rapporto dell’Agenzia del Territorio, da cui il lavoro del governo ha preso spunto, emerge che il valore di mercato degli immobili è in media 3,73 volte superiore alla base imponibile a fini Ici, mentre se si prende come riferimento l’Irpef tale rapporto varia tra il 3,59 per le abitazioni principali e il 3,85 per gli altri immobili. I canoni di locazione superano poi di 6,46 volte il valore delle rendite catastali. Tali valori mutano considerevolmente, tuttavia, se si considerano zone centrali o periferiche: nei paesi più piccoli ad esempio il valore di mercato è solo due volte superiore a quello catastale, mentre può crescere fino a livelli record di dodici volte in città come Napoli, col risultato di creare delle profonde sperequazioni tra chi vive (o possiede un immobile) in centro o in periferia.

Secondo una nota del ministero dell’Economia, il provvedimento dovrebbe dunque articolarsi in cinque punti principali che prevedono:

1) La costituzione di un sistema catastale che assicuri una base imponibile adeguata per le diverse tipologie di tassazione, contemplando assieme al valore reddituale dell’immobile (ossia il canone medio al netto delle spese) anche quello patrimoniale, ovvero il prezzo di mercato;

2) La rideterminazione della classificazione dei beni immobiliari e 3) il superamento dell’attuale sistema che divide gli immobili in categorie e classi, con uno di funzioni statistiche che mettano in correlazione il valore del bene o il reddito alla sua localizzazione ed alle caratteristiche edilizie, così da superare anomalie per le quali, ad esempio, un abitazione in passato classata come popolare (A/4) e rimasta tale nel tempo seppur oggi ubicata in zone centrali, ha valore di mercato maggiore di edifici di civile abitazione (A/2), siti in zone periferiche o semiperiferiche;

4) Sarà definitivamente abbandonato il “vano” come unità di misura della consistenza a fini fiscali di abitazioni ed uffici ed in suo luogo sarà adottata la superficie espressa in metri quadri;

5) Per gli immobili speciali si pensa, infine, ad una riqualificazione dei metodi di stima diretta.

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